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Omnibus
15/5/2026
Ad Omnibus, il talk show mattutino di LA7 condotto da Alessandra Sardoni, è intervenuto Dario Fabbri per analizzare gli esiti del vertice tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.
Interrogato da Sardoni su cosa abbiano ottenuto concretamente i due leader, Fabbri ha premesso che si tratta di una valutazione complessa, sottolineando come Trump abbia già celebrato l'incontro con toni enfatici: «Trump ha definito questo il più storico degli eventi storici. Incastrarsi in una enfasi e retorica di questo tipo non è da poco».
Sul piano concreto, Fabbri ha osservato che i contorni dell'accordo restano sfumati. Tra i punti emersi, ha citato la richiesta americana alla Cina di fare pressione sull'Iran affinché riapra lo Stretto di Hormuz: «Le promesse cinesi su questi temi ci sono sempre e sono sempre altrettanto vaghe». Quanto alle armi, ha ricordato che Trump ha dichiarato che i cinesi avrebbero giurato di non vendere armamenti a Teheran, ma che continueranno ad acquistarne il petrolio: «Il che vuol dire — lo stesso Trump lo ha detto — finanziare l'acquisto di armamenti altrove».
Sul dossier nucleare iraniano, Fabbri ha spiegato che le due parti concordano nel negare all'Iran l'arma atomica, ma ha aggiunto: «La Cina ha sempre avuto una sua posizione, come tutti i Paesi che hanno l'arma atomica non vogliono che l'abbia nessun altro». Resta però da chiarire cosa intenda fare concretamente Pechino: «Probabilmente niente, o almeno non è chiaro».
Sul fronte commerciale, Fabbri ha accennato alla promessa cinese di acquistare 200 velivoli Boeing, definendola «non proprio un trionfo, ammesso che questo poi sia messo nero su bianco».
La questione di Taiwan è riemersa come nodo irrisolto. Secondo Fabbri, Xi Jinping ha avvertito gli Stati Uniti di «maneggiare con attenzione e senza errori la questione taiwanese», mentre Washington non ha modificato la propria posizione, con una legge da oltre 10 miliardi di dollari per la vendita di armamenti a Taipei ancora in attesa di firma presidenziale.
In chiusura, Fabbri ha inquadrato il summit in una prospettiva più ampia: «Di solito questo tipo di summit, ad essere molto onesti, non conducono grandi svolte tranne rarissimi casi». E ha concluso indicando chi, tra i due protagonisti, avesse maggiore interesse all'incontro: «Gli Stati Uniti avranno portato a casa perché sono gli Stati Uniti a cercare più cose in questo summit di quanto non le stiano cercando i cinesi».
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