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Omnibus

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Iran, Caracciolo: "La delegazione americana brilla per incompetenza"

21/4/2026

Lucio Caracciolo è intervenuto ad Omnibus, il programma mattutino di LA7 condotto da Gerardo Greco, per analizzare i colloqui in corso a Islamabad tra la delegazione americana e quella iraniana, sotto l'egida del governo pakistano di Sharif.

 

Il tavolo negoziale di Islamabad

Greco ha aperto il confronto descrivendo la composizione delle due delegazioni. Dal lato americano siedono Jared Kushner, genero di Trump diventato mediatore nei principali conflitti che coinvolgono Washington, e il vicepresidente JD Vance, indicato come la figura chiave dei negoziati. Dal lato iraniano sono presenti Ghalibaf, presidente del Parlamento con trascorsi nei Pasdaran, e il ministro degli Esteri Araghchi, considerato il più dialogante tra i presenti.

 

"La delegazione americana brilla per incompetenza"

Caracciolo non risparmia giudizi sulla composizione della delegazione statunitense. "La delegazione americana brilla per incompetenza nel senso che non ci sono diplomatici", afferma il direttore di Limes. Secondo Caracciolo, "è impressionante l'assenza della diplomazia e degli esperti": i professionisti che in passato gestivano i dossier sul Medio Oriente sono stati messi da parte.

Anche sul fronte iraniano Caracciolo rileva tensioni interne. Segnala in particolare le posizioni del successore di Larijani alla guida dei Pasdaran, "uno diciamo talmente scatenato che addirittura una parte dei Pasdaran lo considera un po' fuori controllo".

Nonostante le difficoltà di entrambe le parti, Caracciolo individua un elemento di razionalità che potrebbe tenere in piedi il negoziato: "Non sono due, diciamo, delegazioni che stanno lì per volersi bene, ma sono — io credo, abbastanza, spero abbastanza — consapevoli che non c'è alternativa a un accordo", magari parziale, ma sufficiente a uscire dall'emergenza.

 

La questione dell'uranio arricchito

Greco solleva il nodo più spinoso: i 440 chili di uranio arricchito al 60% che gli americani vorrebbero controllare, e che si riteneva fossero stati colpiti durante la "guerra dei dodici giorni" dello scorso giugno. Caracciolo smentisce quella narrativa con nettezza: "Era stato raccontato che il problema era risolto. Ovviamente non lo è".

L'uranio si trova ora in profondità nelle caverne in cui gli iraniani lo hanno spostato, alcune delle quali sono state ostruite dai bombardamenti con le bombe di profondità americane, rendendolo difficilmente raggiungibile. Sul punto, Caracciolo è categorico: "Sull'uranio non c'è molto margine di negoziato".

 

Hormuz, il vero nodo

Il cuore del negoziato, secondo Caracciolo, non è il dossier nucleare ma il controllo dello Stretto di Hormuz e le sue ricadute economiche ed energetiche: "Quello che dovremo decidere, io credo, in queste ore, in questi giorni, riguarda Hormuz, cioè riguarda la crisi energetica, riguarda la crisi economica". Su altri fronti, come le sanzioni, Caracciolo intravede spazio di compromesso, ma avverte che alcune formulazioni — come il rimborso sotto forma di riparazioni di guerra — appartengono al campo della propaganda.

Quanto al ruolo dell'Europa, Caracciolo prefigura una funzione molto limitata: "Arriveremo noi in funzione di sminatori, ma arriveremo per fare un po' di pulizia, certamente non per risolvere la questione".

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