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Omnibus

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Iran, Caracciolo: "Religione esaspera i conflitti. La guerra sta diventando impopolare negli USA"

21/4/2026

Il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, è intervenuto ad Omnibus, il programma mattutino di LA7 condotto da Gerardo Greco, per analizzare le crisi geopolitiche in corso, dalla dimensione religiosa del conflitto in Medio Oriente alle tensioni attorno allo Stretto di Hormuz, passando per i rapporti tra Stati Uniti, Iran e Cina.

 

La religione come fattore destabilizzante

Caracciolo ha aperto il suo intervento sottolineando il ruolo dirompente della religione nelle crisi internazionali contemporanee. "Quando entra in gioco la religione, tutto il resto passa in terza linea. La religione è uno strumento per esasperare i conflitti, per renderli esistenziali. Il mio Dio contro il tuo. Quindi quanto di peggio si possa immaginare?"

Il geopolitologo ha poi indicato nell'ascesa dell'ultradestra religiosa al governo israeliano un elemento di aggravamento ulteriore: "questa dimensione sia diventata ancora più evidente da quando in Israele sono andati al governo degli esponenti dell'ultradestra religiosa, i quali pensano che lo Stato d'Israele debba andare dal Nilo all'Eufrate, come anche ha detto l'ambasciatore americano a Gerusalemme."

Il risultato, secondo Caracciolo, è che "ci sono degli sbandamenti sul fronte, chiamiamolo geo-religioso, che rendono molto più difficile qualsiasi negoziato e soprattutto eccitano le opinioni pubbliche oltre ogni limite."

La crisi di Islamabad e le pressioni sul dossier iraniano

Greco ha quindi introdotto il nuovo numero di Limes, intitolato In trappola, chiedendo a Caracciolo se e come si possa uscire dalla situazione attuale, con riferimento alla crisi di Islamabad. Il direttore della rivista di geopolitica ha risposto: "Non penso che sia una questione di ore. Penso che comunque in qualche modo nei prossimi giorni se ne deve uscire per un paio di motivi, anzi tre."

Il primo motivo riguarda il crescente malcontento negli Stati Uniti: "questa guerra in America sta diventando sempre più impopolare, ma non solo in termini di opinione pubblica, anche in termini di forze armate." A questo si aggiunge una preoccupazione ai vertici militari: "Abbiamo sempre più segnali che i vertici, ma anche non solo i vertici delle forze armate americane, siano abbastanza preoccupati di alcuni atteggiamenti del presidente Trump che minaccia atomiche e altre follie."

 

Il vertice con la Cina come appuntamento imprescindibile

Il terzo elemento indicato da Caracciolo è di natura diplomatica: "c'è un appuntamento al quale io credo gli americani non possano rinunciare e cioè il vertice con i cinesi fra un mesetto circa, già rinviato una volta. Se l'America dovesse rinviarlo una seconda sarebbe veramente un pessimo segnale."

Sul fronte opposto, Caracciolo ha evidenziato un rischio di escalation: "l'Iran comincia a pensare di poter stravincere e quindi questo ulteriormente peggiora la situazione."

 

Lo Stretto come nuova posta in gioco

Caracciolo ha concluso il suo ragionamento spostando l'attenzione dal dossier nucleare alla questione strategica dello Stretto di Hormuz: "Il vero negoziato non è sull'atomica, e cioè sul tentativo iraniano — devo dire aiutato dagli americani — di rendere quello stretto una specie di super Suez dove si passa a pedaggio."

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