2026 Copyright LA7 S.p.A - P.IVA 12391010159 Licenza SIAE 3344/I/3215 - Tutti i diritti riservati. È vietato l'utilizzo dei contenuti trasmessi e/o riprodotti per l'addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa nonché l'impiego di strumenti automatizzati di data scraping per la loro estrazione.
Omnibus
21/4/2026
Nel corso della puntata di Omnibus condotta da Gerardo Greco, il presidente dell'ISPI Paolo Magri ha analizzato la crisi in corso tra gli Stati Uniti e l'Iran, delineando un quadro caratterizzato da incertezza diplomatica e rischi concreti per l'economia europea.
Secondo Magri, la strategia di pressione portata avanti da Donald Trump non sta producendo i risultati sperati. «Le sue frustrazioni non tanto e non solo per il pedaggio, ma le sue frustrazioni. Perché questa avventura non sta andando come lui si aspettava andasse», ha spiegato l'analista, riferendosi alla postura sempre più aggressiva del presidente americano.
Sul fronte delle minacce, Magri ha evidenziato come l'approccio coercitivo stia sortendo l'effetto opposto: «Queste minacce non sembrano provocare sugli iraniani quello che lui voleva, la coercizione, la resa. Anzi, più lui minaccia, più si impone, più dall'altra parte ci sono risposte che fanno parte del negoziato». A questo si aggiungono le divisioni interne al fronte iraniano — tra Pasdaran, presidenza e ministero degli Esteri — che rendono ancora più complicata la lettura degli equilibri di Teheran.
Magri ha poi sottolineato come l'unità d'intenti manchi anche dalla parte americana: «In America su questa guerra non c'è un fronte comune coeso e compatto».
Sul tavolo negoziale regna la confusione. L'analista ha descritto una situazione in cui non è chiaro nemmeno se i negoziatori iraniani si recheranno a Islamabad per i colloqui, esprimendo vicinanza a chi dovrà attendere con l'incertezza di non sapere se la delegazione arriverà o meno.
Nonostante il caos, Magri ha indicato che una via d'uscita potrebbe esserci: «Però se ne uscirà in qualche modo e i mercati già scommettono che se ne uscirà. Il problema è se uscirà, se ne usciremo male o malissimo. Male per Trump, che accetta un negoziato in fretta, malissimo che non accetta negoziato. E andiamo allo scontro».
Le conseguenze, però, non riguardano solo Washington e Teheran. Magri ha messo in guardia sulle ripercussioni per l'Europa e per l'Italia: «Quanto più questa crisi si protrae, per noi — l'Europa, noi Italia — fa la differenza in termini di prospettive economiche nei prossimi mesi». Lo scenario peggiore è quello di un prolungamento della crisi: «Se dura ancora una o due settimane va male, perché non torna tutto come prima. Se dura qualche mese, o con qualcosa di drammatico che succede, va malissimo», ha concluso l'analista.
Dalla stessa puntata