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Omnibus
9/4/2026
Ad Omnibus, il programma mattutino di LA7 condotto da Gerardo Greco, il corrispondente e analista di politica internazionale Francesco Semprini ha commentato gli ultimi sviluppi sul fronte del conflitto in Medio Oriente, soffermandosi in particolare sulla tregua tra Stati Uniti e Iran e sul ruolo dei diversi attori regionali.
Semprini ha rivelato che Israele era stato informato del negoziato in corso, ma ha chiarito le modalità di questa comunicazione. "Erano al corrente di un negoziato e questo mi è stato confermato da fonti pachistani alle Nazioni Unite" , ha dichiarato il giornalista, aggiungendo che "il Pakistan è il Paese, il player che ha mediato e che in qualche modo ha diretto questa tregua" .
Semprini ha poi analizzato la posizione israeliana, definendo le lamentele di Netanyahu come parte di una strategia comunicativa precisa. Secondo il giornalista, c'è "un gioco delle parti che vuol far vedere appunto come Israele sia stato di fatto legittimamente escluso, quindi dice: io non sono stato informato, me l'hanno detto all'ultimo momento, siamo piuttosto irritati" .
Sul significato dell'accordo raggiunto, Semprini è stato netto:
"Questa non è una pace, questo è un cessate il fuoco, vuol dire che la guerra può riprendere non solo tra due settimane ma anche tra due giorni o tra 2 ore, qualora ci fossero i presupposti"
Per questo motivo, ha spiegato, il mantenimento del dispositivo militare americano nell'area è una conseguenza logica e inevitabile della situazione.
Il piano in dieci punti dell'Iran
Semprini ha portato l'attenzione sul documento iraniano che fa da base al negoziato. "Se noi andiamo a guardare il piano in dieci punti che è stato stilato dall'Iran, che è il canovaccio sul quale si dovrebbe costruire questo negoziato, vediamo che al punto numero quattro c'è scritto" : "cessare immediatamente le ostilità con tutti gli alleati dell'Iran nella regione. Gli alleati dell'Iran nella regione sono gli Houthi, sono Acab in Iraq, sono ovviamente Hamas e Hezbollah in Libano" . Ne consegue, secondo il giornalista, che qualsiasi attacco israeliano a Hezbollah in Libano sarebbe in contraddizione con le premesse stesse del negoziato.
Sul rapporto tra le due amministrazioni, Semprini ha descritto una notte di forti contrasti. Da un lato, "Trump vuole in qualche modo impedire che possa saltare questo cessate il fuoco ancor prima di iniziare il negoziato" ; dall'altro, "da parte di Israele si vuole massimizzare il risultato sul campo" prima che si arrivi a una soluzione diplomatica definitiva, con Netanyahu che mira anche a consolidare la propria posizione politica interna.
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