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Omnibus
26/11/2025
Fabio Martini ha indicato un primo punto di calendario: “Pensare, e non dico una notizia ma facciamo una previsione ragionevole, che di riforma elettorale si parlerà non più in queste trasmissioni, se no oggi perché è necessario, ma se ne parlerà dopo il referendum, quindi dall’estate. Questo è il primo dato.”
Ha poi puntato il dito sul nodo centrale del dibattito: “Secondo Telegramma, nessuno, né Schlein, né Meloni, né gli altri, parlano del vero problema di una riforma elettorale, uno dei due o tre problemi. Come si eleggono i parlamentari? Non interessa i leader perché i leader sono dei padroni dei propri parlamentari, se ne fregano, diciamo, di come vengono.”
Sul tema delle preferenze, ha ricordato: “Sembra la panacea ed è utilizzata per comuni, regioni e elezioni europee, ovunque… Ma qui non si tratta di avere una preferenza per l’un metodo o per l’altro.”
Martini ha richiamato quindi la frequenza dei cambi di legge: “Terzo, se venisse approvata una riforma elettorale nel corso del 2026, sarebbe la terza volta in vent’anni che si cambia una legge elettorale. Credo che sia un record mondiale, almeno nei Paesi civili.” E, riferendosi ai diversi schieramenti, ha aggiunto: “E questo ha proprio uso e consumo di chi ha la maggioranza, perché è un record che condividono centrodestra e centrosinistra.”
Infine, ha valutato gli effetti dell’intervista di Antonio Tajani e del peso delle leadership locali sul progetto di riforma: “Ultimo dato: l’intervista di Antonio Tagliani al Correo della Sera dimezza il cosiddetto Melonellum, cioè la riforma voluta da Fratelli d’Italia, perché toglie dal campo, e lo toglie definitivamente a mio avviso, l’ipotesi che ci sia l’indicazione del Premier sulla scheda elettorale.” La ragione, ha spiegato, sta nella forza delle personalità territoriali: “Perché? Perché queste elezioni regionali hanno confermato un dato ormai ineluttabile… cioè il peso delle singole personalità in tutte le elezioni.” E ha portato esempi: “In Veneto, Fratelli d’Italia, alle elezioni politiche, prese il triplo, il triplo dei voti della Lega. Oggi con Zaya in campo, Capolista, la Lega prende il doppio dei voti dei Fratelli d’Italia.” “Non parliamo poi della Campania, dove la presenza di un personaggio carismatico, comunque, come De Luca, portò il centro sinistra a prendere 51% di voti in più, un distacco di 51 punti rispetto al centro-destra. 51.”
Guardando alle conseguenze sul simbolo e sulla scheda, la chiosa: “Il nome non ci sarà e questo è di mezza questa riforma.”
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