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Omnibus
26/11/2025
Gaetano Quagliariello ha ricordato come la questione della legge elettorale in Italia affondi in una storia lunga e complessa: “Vecchia legge della politica italiana addirittura affonda le sue radici nel tempo precedente alla Repubblica.” Ha aggiunto che nel tempo “una mano l'hanno data anche gli analisti politici”, ricordando che “c'è chi ha sostenuto che fondamentalmente il fascismo è arrivato in Italia perché fu introdotta nel 1919 la proporzionale.”
Per Quagliariello, le regole del voto non sono un dettaglio tecnico: “Quindi la legge elettorale ha oggettivamente un significato costituzionale e un forte significato di sistema.” Proprio per questo, ha osservato, altrove i meccanismi elettorali tendono a rimanere stabili: “Questa poi è la ragione per la quale negli altri Paesi la legge elettorale cambia molto difficilmente ed è molto stabile. Invece in Italia, come lei ha detto giustamente, è una scorciatoia.”
Sul fronte della partecipazione, l’ex ministro ha lanciato un allarme: “Noi dobbiamo fare i conti […] con un fatto che l’astensione, che è un dato fisiologico delle democrazie mature, però sta assumendo delle dimensioni che sono assolutamente patologiche.” Alla domanda sulle cause, ha legato il fenomeno alla fase politica: “Ma guardi, secondo me è oggettivamente una crisi della politica. In Italia è accentuata dalla crisi del populismo, cioè la crisi della politica è diventata così ampia che ha toccato anche le formazioni populiste.”
Passando ai riflessi elettorali più immediati, Quagliariello ha indicato criticità territoriali per la maggioranza: “La maggioranza, questo è chiaro, ha un problema soprattutto in Puglia e in Campania, che poi sono tanti colleggi, no? Li hanno vinti completamente, la scorsa volta rischiano di perderli completamente, questa volta.” Ha invitato però alla cautela nelle letture nazionali: “Noi stiamo parlando di percentuali di partecipazione che si deve sperare possano invertire” e “a livello nazionale, non è detto che ci siano gli stessi risultati, non si può fare una trasposizione automatica.”
Sulle riforme, la raccomandazione è di metodo e di merito: “Ecco, se la legge elettorale si deve toccare, il consiglio che io darei è quella di dare a questo ritocco una, diciamo, una connotazione nobile, cioè dire: La tocchiamo perché vogliamo toccare profondamente le istituzioni è una volta per tutti.” Quanto all’ipotesi di nuovi meccanismi, ha osservato: “Se io capisco bene, la proposta fondamentalmente rassomiglierebbe molto alla legge di De Gasperi del ’53.” E ha ricordato i vincoli: “Lì bisognava prendere il 50%, ovviamente. Però lì devi trovare un accordo con la Corte Costituzionale che ti ha detto che la disproporzionalità può esserci ma deve essere contenuta.”
Il ragionamento si collega anche all’assetto della leadership di governo: “Allora se quella legge serve a dire con quella legge noi facciamo la riforma, tra virgolette, del premierato possibile, lasci dire così. E la facciamo in un momento nel quale è bene non concentrare tutta la partita elettorale su una sola elezione e su una elezione di tipo monocratico.”
Infine, l’avvertimento sulle nuove vulnerabilità del sistema nell’epoca tecnologica: “Perché è bene questo? Perché noi siamo in piena rivoluzione digitale e non abbiamo ancora trovato un quadro di garanzie, anche di garanzie anche di garanzie costituzionali contro le forzature che da questa rivoluzione possono derivare.” Un monito corroborato da esempi europei: “Questo ce l'ha fatto vedere la Polonia, ce l'ha fatto vedere la Romania e in qualche modo, anche in Francia, hanno molte preoccupazioni in questo senso, laddove c'è un sistema che è stato a lungo il faro delle nostre aspettative.”
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