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Omnibus
18/4/2026
A Omnibus, il programma mattutino di LA7 condotto da Gaia Tortora, è ospite Giulia Ligresti, imprenditrice, designer e attivista umanitaria, per presentare il suo libro Niente è come sembra – La mia storia, la forza della verità. Un volume che ripercorre la sua vicenda giudiziaria, le missioni umanitarie in zone di conflitto e una visione della vita forgiata dall'esperienza.
Al centro del colloquio c'è la storia processuale di Ligresti, che definisce senza esitazioni «un immenso, enorme errore giudiziario». Fu arrestata nel luglio 2013, insieme alla sua famiglia, con l'accusa di aggiotaggio informativo legata ai bilanci di Fondiaria SAI, la seconda compagnia assicurativa italiana. Al processo fu allegata una perizia che lei descrive come «gravemente errata», tanto da poterla definire «falsa». L'accusa, dice, «si è sciolta come neve al sole», e il procedimento si è concluso con una formula particolarmente netta: assolta perché il fatto non sussiste.
Il momento dell'arresto fu segnato da una circostanza emblematica: «Ero appena tornata, pensa, da una missione a Gaza» e dunque si trovò catapultata in una realtà incomprensibile. «Quando sei innocente non si riesce ad accettare una follia di questo tipo», racconta, ricordando come venisse descritta in quei giorni come «una criminale».
Ligresti non nasconde uno degli aspetti più duri della detenzione: la scelta a cui fu messa di fronte durante il primo interrogatorio. «Se vuoi tornare a casa in tempi ragionevoli, questa è la soluzione: tu devi accettare un patteggiamento, quindi devi accettare una condanna, quindi devi rinunciare a difenderti.» Una proposta a cui non poté dire no: «Ero una madre prima di tutto» e le conseguenze di una carcerazione prolungata sarebbero state «anche troppo importanti per me e per i miei figli». Aveva un figlio di undici anni.
A Vercelli, nel 2013, le celle erano ancora chiuse: solo un'ora d'aria al mattino e una al pomeriggio. Ligresti, maratoneta per passione, decise che il movimento sarebbe stata la sua ancora: «Avevo deciso di essere come un soldatino e quindi di camminare.» Durante le ore all'aperto correva; in cella, grazie a un tappetino portato dall'educatrice del penitenziario — che ancora considera «una grande amica che mi ha salvato la vita» — pratificava yoga. Arrivò persino a tenere un corso per le altre detenute: «In questo momento sono in una situazione drammatica, sono all'interno dell'inferno. Però anche qui sono riuscita a fare qualcosa che può far sorridere gli altri.»
Alla domanda di Tortora sul significato dell'espressione «sono nata due volte», Ligresti spiega che la prima nascita fu quella biologica, accanto a «una mamma stupenda, una nonna incredibile». La seconda avvenne quando la procuratrice generale del Tribunale di Milano «ha riconosciuto, dopo aver studiato una persona senza pregiudizi», la verità della sua storia, consentendo la revisione del patteggiamento e l'assoluzione piena.
Non si limita a parlare di errore: Ligresti avanza anche un'interpretazione più ampia. «Io credo che nella magistratura nel mio caso sia stata uno strumento per ottenere» qualcosa di più grande. La famiglia, dice, è stata «espropriata del nostro gruppo» e la vicenda giudiziaria sarebbe stata funzionale a quel risultato.
Parallelamente alla propria vita privata e alle vicissitudini giudiziarie, Ligresti ha portato avanti per anni progetti umanitari in Afghanistan, Etiopia, Pakistan, India e Gaza, attraverso l'associazione Francesco Realmonte. In questo momento lavora a un progetto in Siria, ad Aleppo, dove circa cinquanta donne realizzano abiti in una sartoria solidale. In Afghanistan, invece, alcune delle ragazze con cui aveva collaborato «mi scrivono che sono disperate», costrette a non uscire di casa senza un familiare maschio dopo la presa dei talebani. «Quando tu fai avvicinare le persone a una sorta di normalità poi togliergliela di colpo è qualcosa di drammatico», commenta.
Su Gaza, dove fu l'ultima volta nel 2013, resta in attesa: «Noi siamo in attesa di poter di nuovo entrare a Gaza con un progetto, sempre uno shelter, sempre per i bambini», ma aggiunge con realismo che «non vedo la possibilità oggi di poterlo fare».
Tortora solleva anche l'ipotesi di una candidatura a sindaco di Milano. Ligresti precisa: «Ho detto che mi piacerebbe moltissimo cercare e poter fare qualcosa per la mia città.» Elenca i problemi che conosce direttamente: «le piste ciclabili, la mancanza di verde, il consumo di suolo, gli alloggi diventati carissimi. È diventata veramente una città complicata per i cittadini.» Tuttavia ammette che conciliare questo impegno con la sua vita spesso trascorsa all'estero è un nodo aperto.
Il titolo del volume — Niente è come sembra — sintetizza la sua filosofia: «Questo è il mio mantra, e quindi è anche un invito ad approfondire, a non giudicare.» Cita un proverbio indiano: «Prima di giudicarmi devi camminare mille anni nelle mie scarpe.» E conclude con una certezza che attraversa tutta la sua storia: «La verità non è negoziabile.»
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