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Omnibus
9/7/2026
Augusto Minzolini ha offerto una lettura articolata della posizione internazionale di Giorgia Meloni, analizzando i rapporti con l'amministrazione Trump e le implicazioni per la politica estera italiana.
L'intervento si apre con un riferimento a un recente vertice internazionale, nel quale Meloni sarebbe arrivata in ritardo rispetto agli altri partecipanti. Minzolini contestualizza l'episodio all'interno di una fase politica complessa per la presidente del Consiglio, alle prese con dossier aperti sul fronte interno — dalla legge elettorale alla questione Vannucci — che rischiano di distrarla rispetto all'agenda di politica estera su cui ha puntato con maggiore convinzione.
Minzolini smonta l'idea che fosse possibile costruire un'alleanza alla pari con Trump nel quadro del sovranismo internazionale. "Non è possibile avere un rapporto tra virgolette paritario nel mondo sovranista" — spiega — perché lo slogan "faremo l'America ancora grande" contiene già in sé una gerarchia implicita. "È evidente che se fai l'America ancora grande significa che tu hai" qualcosa che gli altri non possono avere allo stesso livello.
La conseguenza è che "l'interesse nazionale, l'interesse americano viene prima quello degli altri, ed è la politica di Trump". Di fronte a questo schema, secondo Minzolini, l'unica strada percorribile per difendere gli interessi italiani è quella di appoggiarsi a un soggetto capace di fare da contrappeso: l'Europa. "Tu, proprio perché se vuoi difendere gli interessi italiani, devi metterli in un altro soggetto che sia capace di bilanciare."
Minzolini descrive una svolta europea già in atto nella strategia di Meloni, anche se non annunciata pubblicamente. Lo spostamento verso una posizione più europea, osserva, "piano piano sta avvenendo senza proclamarlo", quasi come un aggiustamento naturale dettato dall'equilibrio dei rapporti internazionali.
Il giornalista individua quella che definisce una contraddizione strutturale nell'impostazione iniziale di Meloni: "Aveva questa contraddizione di fondo, che avevi dall'altra parte un interlocutore che non pensava di fare una grande internazionale sovranista, immaginava soprattutto sull'interesse americano." L'idea di una solidarietà tra leader sovranisti si è scontrata, secondo Minzolini, con la realpolitik di Washington.
Sul tema della spesa in difesa, Minzolini riconosce un elemento positivo nella posizione di Meloni: "Io investirò in armamenti, in difesa perché è necessario, però lo farò puntando soprattutto sull'industria italiana." Garantire che "l'investimento rimanga in Italia" è, a suo giudizio, "una bella rivoluzione."
Tuttavia, Minzolini avanza una riserva lessicale e politica di peso: "Io però non userei la parola Italia, perché altrimenti non sei un soggetto. Userei la parola Europa." La distinzione non è solo semantica: scegliere l'Europa come cornice significa dotarsi di una massa critica tale da rendere l'Italia un attore rilevante nel sistema di alleanze occidentali, e non una semplice voce isolata.
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