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Omnibus
13/5/2026
Nel corso della puntata di Omnibus condotta da Alessandra Sardoni su LA7, il professor Vittorio Emanuele Parsi ha offerto una lettura critica e articolata della visita del presidente americano Donald Trump a Pechino per un vertice con il presidente cinese Xi Jinping, la prima dopo nove anni dall'ultimo viaggio di un presidente statunitense in Cina.
Alla domanda su cosa Trump voglia portare a casa da questa trasferta, Parsi è stato diretto: «Il punto è che lui vuole portarsi a casa un trionfo innanzitutto. Per Trump il problema è portare a casa un trionfo in qualunque modo, dovunque vada».
Tuttavia, secondo il professore, la realtà geopolitica è ben più complessa del racconto che ne fa il presidente americano: «Nel suo racconto tutto può essere, diciamo così, contraffatto. In realtà va un Presidente che vorrebbe una mano dai cinesi per risolvere la questione di Hormuz, che pensava di andare dalla Cina forte del blocco dell'Iran e della chiusura dello Stretto di Hormuz che alla Cina pesa, e si ritrova invece indebolito».
Parsi ha poi sottolineato come la situazione sul campo non stia evolvendo a favore di Washington e dei suoi alleati: «L'Iran non sta perdendo la guerra militarmente, sta subendo dei danni, non c'è dubbio, ma politicamente non sta perdendo la guerra. E gli Stati Uniti che stanno con i loro sodali israeliani causando morte e distruzione nell'area e molta incertezza, però di fatto non sono un passo in avanti rispetto agli obiettivi della guerra e lo status quo ante».
Il professore ha ricordato il punto di partenza del conflitto per tracciare un bilancio impietoso: «Sono partiti con lo stretto aperto e con nessuna minaccia alla pace mondiale da parte dell'Iran e ci ritroviamo oggi in una situazione in cui siamo in una crisi economica incombente provocata artificialmente». A tal proposito, Parsi ha citato le parole del Segretario Generale dell'ONU: «Come ha detto Gutierrez l'altro giorno: così pochi Paesi stanno buttando nel caos il mondo e l'economia del mondo. Questo è inaccettabile, incredibile».
Sardoni ha poi chiesto al professor Parsi se la Cina potesse avere interesse a dare una mano agli Stati Uniti. La risposta è stata netta: «Dal punto di vista degli interessi della Cina la risposta è semplice: nessuno. Non c'è nessun interesse per la Cina che gli Stati Uniti si rosolino a luogo a fuoco lento in Iran».
Parsi ha quindi delineato il quadro vantaggioso che la situazione attuale offre a Pechino: «Una Russia che continua a essere sempre più dipendente di fatto dalla Cina. Un Medio Oriente che di fronte alla pretesa egemone americano e israeliano non è stabilizzato e quindi guarda sempre di più a Pechino. Transazioni che avvengono sempre più in rame o in cripto, ma non in dollari. E questo enorme vantaggio vale molto di più economicamente che il danno che la Cina subisce per avere l'aumento del petrolio e del gas».
Chiudendo il ragionamento sull'economia cinese, Parsi ha evidenziato un dato che definisce paradossale: «Dopo i dazi di Trump la Cina quest'anno ha esportato di più negli Stati Uniti di quanto esportava prima dei dazi». Mentre negli Stati Uniti l'inflazione è in ripresa e la benzina si avvicina ai 5 dollari al gallone, la Cina, ha spiegato Parsi, «questo problema non ce l'ha».
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