2026 Copyright LA7 S.p.A - P.IVA 12391010159 Licenza SIAE 3344/I/3215 - Tutti i diritti riservati. È vietato l'utilizzo dei contenuti trasmessi e/o riprodotti per l'addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa nonché l'impiego di strumenti automatizzati di data scraping per la loro estrazione.
Omnibus
27/8/2026
L'ambasciatore Piero Benassi è intervenuto con un'analisi articolata sugli scenari geopolitici legati al conflitto in Ucraina, al ruolo degli Stati Uniti e ai rischi di frammentazione dell'Unione Europea.
Benassi ha ricostruito la dinamica dell'incontro tra Trump e Putin, osservando che Trump già da Anchorage gli aveva messo il tappeto rosso". Secondo l'ambasciatore, l'atteggiamento americano sarebbe andato oltre le aspettative: ""È andato oltre il tappeto rosso, non ha neanche avviato il negoziato"", aggiungendo che l'incontro si sarebbe concluso anche in anticipo rispetto ai programmi.
Un passaggio centrale dell'intervento ha riguardato la condizione di debolezza in cui si troverebbe il leader russo. Benassi ha sottolineato che, storicamente, già durante la Guerra Fredda si temeva più un'Unione Sovietica debole che una forte, affermando: "con la Russo lui è all'angolo"" e che ""c'è solo un'Unione Sovietica debole"".
Da questa condizione di fragilità deriverebbe, secondo l'ambasciatore, un segnale allarmante: Putin "ha lasciato trapelare l'idea di uso di armi tattiche nucleari"", pur trattandosi di un'ipotesi in contrasto con la dottrina strategica russa del 2020, che prevede che ""quell'uso lì è limitato soltanto a situazioni di pericolo esistenziale per l'Unione"".
Benassi ha inoltre osservato una possibile sovrapposizione tra la figura di Putin e quella dello Stato russo, evidenziando però che il sistema potrebbe comunque sopravvivere a un suo eventuale allontanamento dal potere: "se un domani lo fanno fuori, sia politicamente sia in altro modo, la Russia è presunta a rimanere"".
Guardando all'Europa, l'ambasciatore ha delineato un possibile scenario di crescente frammentazione sovranista, ipotizzando "un'Europa a taglia maggiormente sovranista"". Ha citato come elementi di rischio le elezioni in Sassonia di settembre, con la possibilità di una maggioranza assoluta per AfD, e ha ripercorso le principali "faglie" storiche dell'Unione: quella nord-sud (superata in parte con il debito comune legato al Next Generation EU e ai prestiti all'Ucraina), quella est-ovest legata ai Paesi di nuova adesione e al gruppo di Visegrád, fino ad arrivare a una terza frattura, definita "esistenziale", descritta come "il sovranismo a macchia di leopardo"", che non seguirebbe più le tradizionali divisioni geografiche.
Infine, Benassi ha messo in guardia rispetto al legame tra ondata sovranista e prospettive negoziali sul conflitto ucraino, definendo il sovranismo una possibile "polpetta avvelenata"", ma avvertendo al contempo che un eventuale compromesso su questo tema non dovrebbe essere letto, come sostengono "i pacifisti di casa nostra", "in un'oggettiva resa dell'Ucraina"".
Dalla stessa puntata