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Omnibus
23/4/2026
La professoressa Alessia Melcangi, esperta di Medio Oriente, è intervenuta ad Omnibus, il programma di approfondimento di LA7 condotto da Gerardo Greco, per analizzare la situazione nello Stretto di Hormuz dopo le operazioni militari statunitensi contro l'Iran.
Ad aprire il confronto è stato Greco, che ha mostrato in studio un timelapse dello Stretto di Hormuz, evidenziando come dal 28 febbraio il traffico navale risulti di fatto bloccato. Melcangi ha confermato la gravità della situazione, spiegando che "c'è un'escalation, come dire, attenzione, un po' più bassa, ma c'è perché l'America, gli Stati Uniti hanno deciso di porre il blocco navale" mentre erano ancora in corso i colloqui diplomatici, interrompendo di fatto un primo, seppur non conclusivo, tentativo di dialogo.
La risposta di Teheran non si è fatta attendere: "l'Iran ha risposto aprendo per 24 ore lo Stretto e per poi richiuderlo come adesso". Una mossa che, secondo Melcangi, fotografa perfettamente la logica del momento: un muro contro muro che lascia poco spazio alla distensione.
L'analista ha usato parole nette per descrivere la fragilità dell'attuale equilibrio: "stiamo veramente passeggiando su un confine molto, molto delicato dove crollare verso il ritorno del conflitto potrebbe essere anche immediato". A complicare il quadro vi è anche l'Iran, che secondo Melcangi porta con sé i propri conflitti interni, rendendo ancora più incerta ogni prospettiva di stabilizzazione.
Greco ha poi sollevato il tema della missione italiana nello Stretto, citando le parole del Capo di Stato Maggiore della Marina, secondo cui qualsiasi intervento potrà avvenire solo a fine conflitto. Melcangi ha confermato questa posizione, spiegando che "i volenterosi hanno detto sì, d'accordo, noi siamo pronti, ma ci muoveremo soltanto quando ci sarà una pace, un cessate il fuoco definitivo e permanente". L'Italia contribuirebbe alla missione con due cacciamine, imbarcazioni specializzate nel disinnescare gli ordigni posizionati nelle acque dello stretto.
Nell'ultima parte dell'intervento, Melcangi ha richiamato l'attenzione su un elemento spesso trascurato nel dibattito pubblico: la capacità di resistenza militare dell'Iran. Nonostante le dichiarazioni di Donald Trump, secondo cui le forze iraniane sarebbero state ampiamente distrutte, la realtà sarebbe ben diversa: il 60% delle capacità navali di Teheran risulterebbe ancora operativo, inclusi i cosiddetti "barchini" — motoscafi veloci e armati particolarmente efficaci in acque ristrette. Per questo, "probabilmente non ci siamo fatti bene i conti, abbiamo sottovalutato la capacità iraniana anche di resilienza", ha concluso Melcangi.
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