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Omnibus
29/9/2026
Durante l'ultima puntata di Omnibus, la giornalista Maria Teresa Meli ha offerto un'analisi sui risultati delle recenti elezioni suppletive in Calabria, focalizzandosi in particolare sul ruolo e sull'impatto mediatico della figura del generale Vannacci.
La giornalista ha esordito sottolineando la sproporzionata attenzione che i media, per un intero mese, hanno riservato al caso Vannacci. Secondo Meli, questo bombardamento mediatico ha generato un distacco nel pubblico: "La gente non legge i giornali, non guarda più la televisione", ha affermato, criticando l'eccessiva risonanza data a una singola vicenda politica.
Spostandosi sull'analisi del voto a Reggio Calabria, Meli ha evidenziato come l'esito fosse, in una certa misura, prevedibile. Trattandosi di elezioni suppletive in una regione storicamente e attualmente governata dal centrodestra, e con un sindaco della stessa area politica a Reggio Calabria, il risultato non ha rappresentato una sorpresa sostanziale, ma piuttosto uno "scontro fra destre".
La giornalista ha poi approfondito le dinamiche del voto in Calabria e, più in generale, nel Sud Italia. Meli ha sottolineato un aspetto pragmatico dell'elettorato meridionale: la tendenza a premiare "chi sta al potere e detiene il potere" rispetto a chi se ne è appena distaccato (come nel caso del candidato uscito da Forza Italia). Seppur riluttante a definirlo un mero "voto di scambio", la giornalista ha evidenziato l'importanza di questo pragmatismo elettorale nelle decisioni degli elettori.
Tuttavia, Meli ha messo in guardia dal considerare le suppletive calabresi come un test attendibile per le future elezioni politiche nazionali, che obbediscono a logiche e dinamiche differenti. In merito alla strategia dei partiti, ha notato come sia Giorgia Meloni che Antonio Tajani sembrino puntare sul "voto utile". L'argomentazione chiave del centrodestra, secondo Meli, sembra essere: "Se voi votate Vannacci, fate vincere Schlein e Conte", presentandola come l'unica via per contrastare l'ascesa del generale.
Infine, sull'impatto a lungo termine di Vannacci, Meli ha espresso un giudizio cauto. Pur riconoscendo che una parte dell'Italia (che in passato si è riconosciuta in Salvini, Grillo o nel "Vaffa" di Grillo) si senta oggi rappresentata dal generale e lo voterà, la giornalista ritiene che Vannacci, pur ottenendo presumibilmente un buon risultato, non sarà "decisivo" negli scenari delle prossime elezioni politiche nazionali.
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