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Omnibus
22/5/2025
Dario Fabbri ha analizzato l’ipotesi di un possibile ruolo del Vaticano come sede di mediazione nel conflitto tra Russia e Ucraina, sottolineandone i limiti e le implicazioni internazionali.
“È probabile che Trump al telefono abbia detto: si potrebbe immaginare come luogo di mediazione il Vaticano, perché il nuovo Papa si è offerto,” ha osservato Fabbri, ipotizzando che la fonte dell'ex presidente USA possa essere “Putin stesso”. “O Trump o chi per lui, intendo comunque l'entourage presidenziale statunitense,” ha aggiunto, spiegando che “i russi, conoscendoli, non fanno mai di no… ti mandano, volendo, anche una delegazione. Non vuol dire che si raggiunga una pace.”
Fabbri ha espresso scetticismo sulla reale possibilità che si giunga a un accordo in Vaticano: “Mi stupirei molto, ma sarei positivamente stupito, se si raggiungesse un accordo qui. Già che non solo siamo in Vaticano, ma c'è tutta la questione dell'autocefalia della Chiesa ortodossa russa, dei rapporti complessi con il patriarcato.”
Inoltre, ha ricordato come il nuovo Papa “è statunitense, ma anche peruviano,” e come “non è esattamente vicino alle posizioni di Trump.” Secondo Fabbri, l'ex presidente starebbe cercando di “cooptare il Papa verso sé,” anche perché “era il meno preferito tra i cardinali statunitensi.”
L’analista ha anche parlato dell’accordo tra USA e Ucraina sulle risorse naturali, firmato “prima ancora del cessate il fuoco.” Un gesto che, secondo lui, “ha dato un messaggio alla Russia del non volersene andare.” Putin, ha detto, “sta cercando di tramutare la proposta di un cessate il fuoco in una vittoria,” ma “la Russia oggi fatica… non ha vinto niente.”
“La Russia – ha concluso Fabbri – non sa come volgere questo nell’obiettivo che aveva, cioè inventarsi una vittoria attraverso le concessioni… e se Trump firma un accordo del genere, tu Russia sei in grande difficoltà.”
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