2026 Copyright LA7 S.p.A - P.IVA 12391010159 Licenza SIAE 3344/I/3215 - Tutti i diritti riservati. È vietato l'utilizzo dei contenuti trasmessi e/o riprodotti per l'addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa nonché l'impiego di strumenti automatizzati di data scraping per la loro estrazione.
Omnibus
12/11/2025
Gianni Cuperlo apre il suo intervento agganciandosi a quanto detto in studio: “Potrei sottoscrivere fino alle virgole le cose che ha appena detto Aldo Cazzullo.” Sulla presunta marginalizzazione internazionale di Mosca, osserva: “La Russia non è isolata non soltanto da parte dei Paesi che sono stati citati, ma nemmeno dagli Stati Uniti.” Cuperlo richiama l’incontro alla Casa Bianca con il premier ungherese e il riflesso che questo ha sull’unità europea: “Pochi giorni fa il Presidente degli Stati Uniti ha ricevuto alla Casa Bianca il primo ministro ungherese con un intervento a gamba tesa dentro l’Europa, l’unità dell’Europa, dicendo l’Europa il gas russo se lo deve scordare, ma voi ungheresi potete continuare a fare affari con Mosca.”
Nel suo ragionamento, Cuperlo richiama anche le posizioni espresse da Donald Trump: “Negli ultimi anni, più volte, il presidente Trump ha dichiarato… ‘La guerra in Ucraina non è la mia guerra, è la guerra di Biden, io non c’entro, l’ho ereditata’.” E mette al centro la durata e la devastazione del conflitto: “Siamo quasi a quattro anni di questo conflitto devastante al quale ci siamo colpevolmente assuefatti,” a partire “dal numero spaventoso delle vittime… si parla di centinaia di migliaia di vittime nel conflitto che si è determinato dopo il 24 febbraio del ’22. C’è chi dice mezzo milione, 600.000, 700.000, chi evoca la cifra iperbolica di un milione di morti.”
Per dare una misura storica, Cuperlo ricorda: “Dal 10 giugno del ’40 l’Italia entra nel secondo conflitto mondiale. Alla metà del ’45 sono morti all’incirca 440.000 italiani, un terzo erano civili.” Di fronte a questa scia di violenza, individua due necessità: “Una che continua ad essere una necessità vitale è quella di non cedere alla violenza, la prepotenza di un Paese che invade militarmente un Paese sovrano. Non puoi cedere a questo perché viene meno ai principi costitutivi dell’Europa.” L’altra riguarda la strategia complessiva: “Si può vincere sul campo un conflitto di questa natura, un conflitto contro una potenza come la Federazione russa dotata di 6.000 testate nucleari… sul suo territorio?”
Questa domanda, sottolinea Cuperlo, “interroga l’Europa dal punto di vista della sua iniziativa politica e diplomatica.” Se “non era in discussione il sostegno alla resistenza eroica del popolo e del governo ucraino,” resta però il giudizio sul ruolo europeo nelle trattative: “Sul terreno della diplomazia, l’Europa è stata particolarmente latente, assente.” Un confronto che emerge anche guardando fuori dall’Unione: “Persino la Turchia del Sultano ha esercitato una funzione diplomatica più spinta, almeno facendo partire le derrate alimentari dai porti di Odessa e del Mar Nero.”
Dalla stessa puntata