2026 Copyright LA7 S.p.A - P.IVA 12391010159 Licenza SIAE 3344/I/3215 - Tutti i diritti riservati. È vietato l'utilizzo dei contenuti trasmessi e/o riprodotti per l'addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa nonché l'impiego di strumenti automatizzati di data scraping per la loro estrazione.
Omnibus
28/4/2026
Luciano Violante è intervenuto ad Omnibus, la trasmissione di La7 condotta da Alessandra Sardoni, per commentare gli episodi che hanno caratterizzato le celebrazioni del 25 aprile, con particolare riferimento alle tensioni nelle piazze di Milano e Roma. Spunto del confronto è anche un editoriale pubblicato su Repubblica dallo psicoanalista Massimo Recalcati, che ha parlato di un "fascismo di sinistra" richiamando un'espressione di Marco Pannella, e di una tendenza di una parte della sinistra italiana a credere che il diritto alla memoria appartenga solo a chi si riconosce sotto una determinata bandiera.
Violante ha subito operato una distinzione tra la sinistra come tradizione politica e i gruppi che si definiscono tali per mera contrapposizione: "Ci sono certe formazioni politiche che si qualificano di sinistra per antagonismo perché sono contro qualcuno. Nella mia educazione sinistra vuol dire un'altra cosa, essere per qualcosa."
Nel merito degli episodi di piazza, e in particolare delle contestazioni alla Brigata Ebraica, Violante è stato netto: "C'è una concezione inaccettabile: far coincidere le vicende della Brigata ebraica che combatte in Italia per la liberazione con Netanyahu, che è tutta un'altra cosa." Ha definito tali comportamenti "inaccettabili dal punto di vista educativo", aggiungendo che "manca qualcosa di fondo dentro la testa di queste persone."
L'ex presidente della Camera ha poi affrontato il tema della gestione della memoria collettiva: "C'è certo, a me è capitato da tempo di dirlo, non solo a me, d'altra parte l'idea che sia una cosa nostra e non di altri." Ha spiegato che l'educazione ricevuta gli insegna il contrario: "Tu devi fare di quella cosa lì un valore generale, quindi non costruire per antagonismo, ma cercare di costruire aggregando. Fare politica vuol dire spostare forze, non guardarsi allo specchio."
Violante ha poi criticato quella parte della sinistra che, a suo avviso, resta autoreferenziale: "C'è un pezzo di sinistra che si guarda allo specchio ed è contenta di essere così, ma non sposta nulla la cosa. Come l'idea di democrazia con questo tipo di iniziative ha fatto dei passi avanti? Secondo me no."
La conduttrice Sardoni ha quindi ricordato un'intervista rilasciata da Violante al Corriere della Sera, in cui l'ex presidente tornava sul suo celebre discorso del 1994 sui "ragazzi di Salò", sottolineando come "quel nodo non è ancora sciolto." Violante ha tenuto a precisare la natura di quella riflessione, distanziandosi da qualsiasi equiparazione: "I morti vanno rispettati, sono morti e basta. Rispettare i morti è un elemento di civiltà. Però si stava da due parti diverse."
Il senso di quella domanda posta trent'anni fa, ha spiegato, era storico e pedagogico: "Quando tutto era finito, migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, di donne, si schierarono da quella parte. Allora la domanda: per quale motivo, quando c'era la libertà da una parte e i campi e i carri piombati dall'altra, ti metti da parte dei carri piombati e non dalla parte della libertà?" Una domanda che affondava le radici in un'indicazione dello stesso Togliatti, il quale nel 1945 aveva invitato i giovani comunisti romani a confrontarsi con i loro coetanei, perché "loro non sono responsabili, sono responsabili quelli che li hanno mandati." Fu questo il meccanismo che animò quella riflessione, poi interrotto, secondo Violante, dalle stragi fasciste.
Dalla stessa puntata