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Otto e mezzo
25/4/2026
La prima volta che ho sentito Bella ciao avevo sei anni. Ero in prima elementare, in una scuola di suore a Verona. Ce la insegnò, a me e ai miei compagni, la nostra maestra, suor Rosita, che ogni 25 aprile ci parlava degli orrori del nazifascismo e del valore della lotta partigiana.
Io, bambina che parlava tedesco, imparai Bella ciao proprio grazie a una religiosa.
Bella ciao non è una canzone divisiva, come sostiene una certa destra nostalgica che si rifiuta di fare i conti con il proprio passato. È un canto popolare, diventato simbolo della Resistenza e oggi, in tutto il mondo, simbolo di libertà e di lotta contro gli oppressori.
E men che meno dovrebbe essere divisivo il 25 aprile, la festa della Liberazione dal nazifascismo. La nostra Repubblica e la nostra Costituzione nascono da lì, da chi ha avuto il coraggio di ribellarsi alla dittatura.
Non è questione di destra o di sinistra: è questione di essere antifascisti. E se qualcuno non lo è, è un problema suo, non di Bella ciao.
E quindi anche stamattina ci siamo svegliati:
“Bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao”.
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