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Otto e mezzo

Otto e mezzo

25 aprile, Michela Ponzani: "Riecheggiano le parole di un certo Giorgio Almirante..."

24/4/2025

La storica Michela Ponzani ha commentato con parole dure il clima che precede le celebrazioni del 25 aprile, che quest’anno coincidono con i giorni di lutto nazionale per la morte di Papa Francesco. Al centro della sua analisi, l’invito alla “sobrietà” avanzato dal governo in vista della Festa della Liberazione, un messaggio che – secondo Ponzani – rischia di diventare un pretesto per depotenziare il significato profondo della ricorrenza.

 

“Se con sobrietà si intende lo svuotamento di senso dell'ottantesimo anniversario della Liberazione, ci sono riusciti perfettamente”, ha dichiarato con fermezza. La storica ha rimarcato come il 25 aprile rappresenti ben più di una semplice cerimonia istituzionale: “La Festa della Liberazione è un simbolo, il 25 aprile è il simbolo di una libertà riconquistata a caro prezzo, il simbolo di un Paese che si riprese da una dittatura, da una tirannia, la libertà, l'onore e anche la dignità”.

 

Nel suo intervento, Ponzani ha ricordato che l’Italia ebbe un ruolo attivo nell’aggressione bellica, al fianco della Germania nazista: “Fino a prova contraria, la guerra d’aggressione agli altri l’avevamo scatenata noi insieme alla Germania nazional socialista”. Un passaggio utile a sottolineare la necessità di non dimenticare le responsabilità storiche, proprio mentre si celebra la fine di un regime totalitario.

 

Ha poi evocato un paragone inquietante, accostando alcune posizioni attuali alla retorica del passato: “Mi sembra un po’ di sentir riecheggiare le parole di un certo Giorgio Almirante che nel decennale della Liberazione diceva: ‘Ma che dobbiamo festeggiare?’. Lo scriveva e se lo chiedeva”, ha ricordato, riferendosi allo storico esponente del Movimento Sociale Italiano.

 

Secondo Ponzani, la Festa della Liberazione non va né ridimensionata né chiusa in forme celebrative vuote: “Noi non dobbiamo solo ricordare in maniera retorica o celebrativa, ma festeggiare quel momento che è l’affondamento della nostra Repubblica, non a porte chiuse come si fa con gli spettacoli indecenti, perché la Festa della Liberazione non è uno spettacolo indecente, ma anche con allegria”.

 

In chiusura, la storica ha voluto collegare il ricordo di Papa Francesco proprio al tema della resistenza, proponendo un parallelo con il suo passato in Argentina durante la dittatura militare: “La sua resistenza Papa Francesco l’aveva combattuta in Argentina durante il regime di Videla, con la sua amica Esther, di cui teneva la foto sulla scrivania. Purtroppo non era riuscito a salvarla, ma aveva aiutato molte delle madri di Plaza de Mayo, che non avevano mai rinunciato a verità e giustizia per sapere la sorte dei loro figli desaparecidos”.

“Anche ricordare questi aspetti di un Papa che è stato davvero dirompente, davvero rivoluzionario, che non ha mai fatto sconti nel suo linguaggio e nelle sue scelte, sarebbe un modo corretto per ricordarlo, anche alla vigilia del 25 aprile”, ha concluso Ponzani.

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