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Otto e mezzo
1/5/2026
Carlo Calenda è intervenuto sul decreto lavoro presentato dal governo Meloni, che introduce il cosiddetto "salario giusto".
Gruber ha aperto il confronto ricordando che il leader della Cgil, Maurizio Landini, aveva accusato l'esecutivo di fare solo propaganda. Ha quindi chiesto a Calenda di spiegare le ragioni del suo giudizio positivo sul provvedimento.
Il leader di Azione ha subito precisato la propria posizione, correggendo la premessa della conduttrice: il decreto, a suo avviso, non è tanto un "buon decreto" quanto piuttosto un provvedimento che non arreca danno. "Non sia dannoso, che è un concetto diverso", ha sottolineato Calenda.
Nel merito, ha spiegato che la misura in realtà codifica per via legislativa qualcosa già esistente sul piano giurisprudenziale: l'applicazione del contratto del sindacato maggiormente rappresentativo come condizione per accedere agli incentivi pubblici, con l'obiettivo dichiarato di contrastare i cosiddetti contratti pirata. "Si applica il contratto, diciamo loro dicono leader maggiormente rappresentativo per cercare di far fuori i contratti pirata nel caso che tu prenda un incentivo pubblico e stanza degli incentivi che sono positivi", ha detto.
Calenda ha però precisato i limiti del provvedimento, distinguendolo da altri strumenti di politica del lavoro: "Non è il salario minimo che assolva un'altra funzione né è la contrattazione decentrata che assolve ancora un'altra funzione. Quindi penso che sia una cosa che non ha controindicazioni."
Alla domanda diretta della Gruber — "Come dice Landini?" — Calenda ha negato che si tratti di pura propaganda, ma ha al contempo ridimensionato l'importanza della norma: "No, non penso che sia propaganda però non penso che cambi radicalmente il settore del mercato del lavoro in Italia." Il punto, secondo lui, è la comunicazione che il governo ne fa: "Questo credo che sia propaganda, in questo raccontarlo come un cambiamento straordinario."
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