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Otto e mezzo
10/2/2026
Nel caso Pucci, Andrea Scanzi distingue nettamente tra satira e comicità. Per il giornalista, Pucci non fa vera satira, ma una comicità volutamente disinnescata, pensata per non disturbare e per non far riflettere. Una risata immediata, “di pancia”, lontana dal conflitto e dall’analisi del potere.
Scanzi ricorda come i tentativi di satira di Pucci sui social siano risultati deboli e discutibili, soprattutto quando si sono trasformati in attacchi personali e bodyshaming verso figure politiche come Alyssa Liner o Soumahoro. Episodi che, a suo giudizio, non rientrano nella satira ma nello sfogo maldestro.
Il discorso si allarga poi alla visione culturale della destra. Secondo Scanzi, nelle parole di Giorgia Meloni sulla comicità “che non deve parlare di politica” emerge un’idea precisa: privilegiare una comicità che non ferisce, non mette in discussione, non crea attrito. Un modello che funziona quando è di altissimo livello, come quello di Fiorello, ma che storicamente richiama anche esperienze come il Bagaglino, dove il potere finiva per uscire ancora più simpatico di prima.
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