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Otto e mezzo

Otto e mezzo

CATANIA, IL GRANDE DELIRIO

Umberto Scapagnini, sindaco di Catania, nell'intervista rilasciata a Repubblica (5 febbraio 07) evoca le politiche della Thatcher come esempio da seguire per "affrontare un problema talmente serio che andava affrontato con decisione e al di là  degli steccati politici. ...Quello che è successo qui - aggiunge il sindaco - è ... il segnale di allarme di un problema generazionale diffuso. ... I giovani hanno perso l'umanità  - conclude - noi abbiamo il dovere di intervenire".

Presenti gli scrittori siciliani Pietrangelo Buttafuoco e Ottavio Capellani, che su Catania e sui fatti che l'hanno segnata in questi ultimi giorni, quest'ultimo scrive ieri sul Foglio: "La questione non è 'dove poteva accadere', bensì dove era molto probabile che accadesse. La risposta è: Catania". "Non sono un professionista dell'antimafia - prosegue Cappellani - e mi pare proprio che qui di strutture non ve ne sia più neanche mezza. Anche quella religiosa traballa, e i sintomi si avvertono da tempo proprio durante le celebrazioni di Sant'Agata". Descrive così la Weltangschauung di Catania: "una città  dispiaciuta perché la festa religiosa è stata costretta a 'purificarsi' (questa è la logica catanese)". C'è bisogno di qualcuno che ci dia una mano - conclude - importateci la democrazia".

Emanuela Audisio di "La Repubblica", inviata speciale, che si occupa in particolare di sport, ma anche di cronaca ed esteri, ha seguito in questi giorni i fatti di Catania. Su Sant'Agata e sull'uccisione dell'ispettore Filippo Raciti scriveva: "Catania onora la sua santa ed il suo morto da stadio. Un po' festa e un po' lutto. Sacro e profano. Religione e paganesimo. Omelia e bancarelle. Tuniche bianche e palloncini rossi. Assurdità  e mestizia. Fanatismo e compostezza la reliquia del passato e un corpo del presente". Nel 2006 ha anche pubblicato per Mondadori Il ventre di Maradona.

>> GUARDA IL PUNTO DI LANFRANCO PACE