Il
conclave attuale dopo la
prima fumata nera, secondo il vaticanista
Marco Politi, si prospetta molto complesso e non sarà un "conclave lampo" come alcuni avevano ipotizzato.
Politi sottolinea che ci sono nuovi protagonisti tra i cardinali, molti dei quali hanno scarso legame con Roma e la Curia. In particolare, evidenzia il ruolo crescente dei rappresentanti del "sud del mondo" che richiedono maggiore autocoscienza e una Chiesa meno romanizzata.
Negli ultimi anni, i cardinali africani, per esempio, non sono più semplicemente "prodotti romani", ma vogliono avere un peso maggiore nelle decisioni senza subire imposizioni da cordate predefinite. Politi ricorda che, storicamente, è raro che un Papa venga eletto alla prima votazione; infatti, Giovanni Paolo II emerse solo all'ottava votazione.
C'è anche la possibilità che emerga un candidato inatteso, come accadde con Wojtyla, e che i nomi attualmente in circolazione non riescano a "scalare l'Everest" del conclave. Se entro venerdì sera non verrà eletto un nuovo pontefice, si dovranno considerare tempi più lunghi, e dopo tre giorni di votazioni sarà necessaria una pausa.
Infine, Politi cita il cardinale Ravasi, parlando di "sfrangamento" interno, e si interroga su chi sarà capace di ricucire queste divisioni all'interno della Chiesa. La situazione, quindi, è in evoluzione e bisognerà attendere le prossime votazioni per capire se emergeranno sorprese o se si andrà verso una soluzione più prolungata.