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Otto e mezzo
27/5/2026
Il sistema sanitario cubano, a lungo considerato un modello globale di accesso universale alle cure, è sull'orlo del tracollo. A lanciare l'allarme sono i direttori di dieci riviste scientifiche italiane, che hanno firmato un appello pubblico perché il nostro Paese non resti indifferente.
Cuba vanta uno dei sistemi sanitari più efficienti al mondo. Con 8,4 medici ogni 1.000 abitanti — contro i 5,3 dell'Italia — è il paese con la più alta densità di personale medico sul pianeta. Dal 1963 a oggi, oltre 600.000 operatori sanitari cubani hanno prestato servizio in più di 160 paesi, contribuendo a missioni umanitarie in tutto il mondo, Italia compresa.
Eppure oggi quell'eccellenza rischia di spegnersi. Il blocco quasi totale delle forniture energetiche ha privato l'isola di carburante, elettricità e accesso ai mercati internazionali dei farmaci e dei dispositivi medici. Le conseguenze sono devastanti: la sopravvivenza nei tumori infantili è crollata dall'80% al 65% per mancanza di farmaci di prima linea. Sono 96.000 le persone in lista d'attesa per un intervento chirurgico. Ogni settimana, 300 operazioni pediatriche vengono compromesse dalla carenza di ossigeno, anestetici e materiali di consumo.
Di fronte a questo scenario, i direttori di dieci riviste scientifiche italiane hanno lanciato un appello al governo: non si chiedono miracoli, ma l'invio di una commissione tecnica in grado di valutare lo stato di salute della popolazione cubana, l'accesso alle cure e la disponibilità di farmaci e dispositivi medici. Un primo passo concreto per permettere aiuti mirati ed efficaci.
Il richiamo ha anche una dimensione di reciprocità: durante la pandemia di Covid-19, Cuba inviò i propri medici in Italia. Ancora oggi, operatori sanitari cubani lavorano in Calabria, contribuendo al funzionamento del servizio sanitario regionale. Un debito morale che, secondo i firmatari, impone all'Italia di non voltarsi dall'altra parte.
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