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Otto e mezzo
7/2/2026
Nel dibattito sui decreti sicurezza interviene Roberto Saviano con parole nette. Lo scrittore, che vive sotto scorta da oltre vent’anni, rivendica una conoscenza diretta della realtà quotidiana di carabinieri e poliziotti: «Conosco bene la loro sofferenza, la solitudine, gli insulti e i pregiudizi che subiscono».
Proprio per questo, Saviano contesta la narrazione politica che accompagna i nuovi provvedimenti: «Dire di voler tutelare di più le forze dell’ordine è una messa in scena». Secondo l’autore, parlare di immunità per i poliziotti non solo è irrealistico, ma anche sbagliato sul piano costituzionale: «È impossibile. Ognuno risponde delle proprie responsabilità».
Saviano ribalta quindi il punto di vista: le indagini giudiziarie non sono una minaccia, ma una garanzia anche per chi opera in piazza. «Il poliziotto è comandato – spiega – e un processo può servire a chiarire chi ha dato un ordine, per esempio una carica. Questo è un elemento di tutela per l’agente stesso».
Per lo scrittore, la retorica sui “poliziotti aggrediti e poi processati” semplifica il problema e finisce per coprire le responsabilità politiche e di comando che stanno a monte delle decisioni operative.
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