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Otto e mezzo
21/4/2026
Nel corso di una puntata di Otto e Mezzo, il programma di approfondimento politico condotto da Lilli Gruber su LA7, Marco Travaglio è intervenuto per commentare la controversa norma sugli avvocati e i rimpatri volontari dei migranti irregolari, oggetto di forti critiche trasversali e di un intervento del Quirinale.
Il dibattito prende avvio dalla dichiarazione di Giorgia Meloni, che aveva definito la norma "di buon senso" respingendo le accuse di pasticcio istituzionale. La misura in questione prevede un compenso di 615 euro per gli avvocati che convincono i propri assistiti migranti a rimpatriarsi volontariamente. L'emendamento era stato inserito durante la conversione in legge di un decreto, suscitando la reazione del Capo dello Stato, degli avvocati, dei magistrati e dell'opposizione, che aveva occupato l'Aula parlamentare.
Travaglio ha distinto nettamente tra il profilo del metodo e quello del merito. Sul metodo, il giornalista si è mostrato particolarmente critico, descrivendo così la dinamica istituzionale: "tu fai partire un decreto con la firma del Presidente della Repubblica che entra immediatamente in vigore e che però poi deve essere convertito dal Parlamento mentre il Parlamento lo converte in legge, cambi le carte in tavola e ci infili un emendamento che dice diamo agli avvocati 615€ se convincono gli immigrati irregolari loro clienti ad auto rimpatriarli."
Secondo Travaglio, la reazione di avvocati e magistrati è comprensibile: si tratta di chi conosce la Costituzione e sa che "questa roba non ha senso". Di fronte alla mancanza di tempo per cancellare l'emendamento prima della scadenza del decreto, il governo avrebbe aperto una trattativa con il Colle, che Travaglio giudica inaccettabile: "questa contrattazione con il Quirinale secondo me è una stortura."
Il giornalista ha poi ricordato gli strumenti a disposizione del Capo dello Stato: "Il Quirinale ha un'arma formidabile che è quella di vedere il decreto nella sua formulazione finale e poi se è manifestamente incostituzionale, non ha la possibilità o il dovere di non promulgare e quindi di rimandarlo alle Camere con una lettera di accompagnamento che spiega come lo devono cambiare."
Travaglio ha concluso la parte sul metodo con un giudizio politico sul governo: "la Meloni e i suoi pensano di poter fare tutto quello che vogliono."
Passando al contenuto della misura, il tono di Travaglio si fa sarcastico. "Il merito è una barzelletta, nel senso che è l'ennesima norma della quale si parla tanto e che poi non avrà nessun effetto pratico."
Il giornalista ha poi sviluppato un ragionamento per assurdo: un migrante irregolare che ha rischiato la vita per attraversare il Mediterraneo difficilmente accetterebbe di tornare indietro su consiglio del proprio avvocato, motivato da un incentivo economico del governo. Anzi, immagina la reazione del migrante stesso: "Ma io cambio avvocato e ne prendo uno che faccia i miei interessi, non gli interessi del governo, che non riuscendo a rimpatriare nessuno non sa più cosa fare e quindi è alla disperazione."
Travaglio ha allargato il ragionamento all'intera strategia del governo sull'immigrazione, tracciando un bilancio negativo. "È la dimostrazione del fallimento totale di tutte le politiche migratorie che avevano promesso di fare questi qua."
Il punto più pungente riguarda il confronto con i governi precedenti: "l'attuale governo, che dovrebbe essere anti-migranti, è talmente incapace che ha un livello di espulsioni inferiore a quello dei governi che accusava di essere complici degli immigrati clandestini."
L'intervento si chiude con una domanda retorica che riassume il suo giudizio sulla misura: "il refugium peccatorum è rimpatriate vi da soli? E chi ci casca?"
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