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Otto e mezzo

Otto e mezzo

Flotilla, Marco Travaglio: "Per il diritto internazionale non deve temere niente, attivisti vanno avanti rischiando la pelle"

30/9/2025

Marco Travaglio ha affrontato il tema della Flotilla diretta verso Gaza, criticando le interpretazioni che ricondurrebbero l’iniziativa a dinamiche della politica italiana. “Pensare che 500 attivisti che provengono da 44 Paesi diversi abbiano la fissa del governo Meloni o delle elezioni nelle Marche”, ha affermato, è un’ipotesi priva di fondamento.

Travaglio ha argomentato che, se davvero la Flotilla fosse stata mossa da un obiettivo legato alle scadenze elettorali locali, la tempistica lo avrebbe già smentito: “Se avessero avuto la fissa delle elezioni delle marche, oggi si sarebbero ritirati perché si è votato nelle marche.” Allo stesso modo, ha definito improbabile un movente indirizzato contro l’esecutivo in carica: “Se avessero la fissa del governo Meloni, bisognerebbe chiedere una perizia psichiatrica perché ci sono dei neozelandesi, dei brasiliani, non credo che sappiano nemmeno che cosa succede in Italia, che non gliene possa fregare di meno della Meloni.”

Ha poi respinto l’idea che istituzioni italiane possano dettare la linea alla missione: “Allo stesso modo il governo che che dice quello che deve fare la flottilla, Mattarella che dice quello che deve fare la Flotilla.” Per Travaglio, la catena decisionale è chiara: “La flottilla è guidata da un gruppo di attivisti che prendono le loro decisioni e che fin dal primo giorno sapevano a quale rischio andavano incontro.”

Infine, ha richiamato il quadro giuridico internazionale, distinguendo tra il rischio concreto e il principio di legalità che, a suo avviso, dovrebbe tutelare la missione umanitaria: “Non perché il diritto internazionale stabilisca che delle navi disarmate che portano viveri debbano dover temere qualcosa, perché il diritto internazionale dice che loro non devono temere niente.”

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