2026 Copyright LA7 S.p.A - P.IVA 12391010159 Licenza SIAE 3344/I/3215 - Tutti i diritti riservati. È vietato l'utilizzo dei contenuti trasmessi e/o riprodotti per l'addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa nonché l'impiego di strumenti automatizzati di data scraping per la loro estrazione.
Otto e mezzo
Esiste una morale delle tasse? Ad Otto e Mezzo, Ritanna Armeni e Giuliano Ferrara ne hanno discusso con Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale, Carlo Stagnaro, direttore dell'Istituto "Bruno Leoni", Nicola Rossi, deputato dell'Ulivo ed Emiliano Brancaccio, economista dell'Università del Sannio.
Carlo Stagnaro, direttore per l'ecologia di mercato dell'Istituto Bruno Leoni di Torino, su "Il Foglio" del 10 ottobre scorso, intervista il repubblicano statunitense Gover Norquist, il cosiddetto guru del "fisco minimo" che afferma : "Contro i politici che credono di doversi impicciare della vita dei cittadini, vince chi si sa organizzare" . Inoltre, su "Il Foglio" del 5 Aprile 2006 in un articolo intitolato "Perchè togliere la ricchezza ai ricchi è un modo di condannare i poveri" Stagnaro scrive: "Il funzionamento della società libera rischia di incepparsi nella tentazione esercitata dalla politica che fa leva da un lato sull'invidia nei confronti di chi ha avuto più successo, dall'altro sulla paura preventiva di non essere capaci".
Emiliano Brancaccio, ricercatore in Economia politica presso l'Università del Sannio, nel 2002 è stato relatore della proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione di un'imposta sulle transazioni valutarie e con Bellofiore ha curato il volume "Il granello di sabbia, i pro e i contro della Tobin tax" (Feltrinelli 2002). Insieme ad un gruppo di 70 economisti è stato promotore dell'appello "Non abbattere il debito pubblico ma stabilizzarlo e rilanciare il paese". L'appello sostiene tra l'altro che non esiste un'unica definizione plausibile di sostenibilità delle finanze pubbliche, questo significa che i vincoli del deficit al 3 percento e del debito al 60 percento del Pil sanciti dal trattato dell'Unione non godono in quanto tali di alcuna legittimazione scientifica. Sul "Manifesto" del 28 giugno 2006 ha scritto: "Stabilizzare anziché abbattere il debito significherebbe disporre di ingenti risorse per fronteggiare il deficit dei conti esteri senza bisogno di ricorrere alla ennesima, devastante compressione della domanda interna e del salario per unità prodotta (di cui l'aumento dell'iva e la liquidazione del welfare per pagare il taglio del cuneo fiscale costituirebbero un tipico esempio indiretto). Naturalmente Padoa-Schioppa potrà scegliere di non seguire la nostra indicazione.... egli potrà senz'altro continuare a trainare l'Italia lungo la via crucis dello schiacciamento del bilancio pubblico, delle conseguenti privatizzazioni e della ricaduta sui soli lavoratori del riequilibrio commerciale con l'estero".
Il Ministro per la Solidarietà Sociale Paolo Ferrero dice:"Ci sono molte superfici di contatto con la politica, questi sono i due luoghi in cui mi sono formato e ho iniziato a fare attivita' di base". Nella discussione sulla finanziaria, Ferrero ha rilasciato diversi inteventi : "Non sarà necessario alcun taglio alla spesa sociale basta che la tassazione sia maggiore per i redditi molto alti. Se vanno recuperate risorse da trenta miliardi non possono essere prese da tagli alla scuola o alla spesa sociale. Chi ha più - di 70 mila euro e' in condizioni di fare sacrifici. Sanità , versante sociale e scuola, sono fronti da cui non vanno attinte risorse. I fondi vanno presi da altre strade".
Il deputato ulivista Nicola Rossi, proprio oggi dopo l'altolà di Prodi imposto ai suoi sul tavolo dei volenterosi, intervistato sul "Giorno" di Milano afferma: "Io continuo a fare quello che avevo immaginato di fare, cioè a preparare degli emendamenti sul fisco, la previdenza, che vanno nella direzione che il tavolo aveva concordato. Tutti emendamenti a costo zero, di banale buon senso".