Nella prima puntata della nuova stagione di Piazzapulita, Stefano Massini dà voce al Führer immaginando la sua soddisfazione per il trionfo dell’AfD alle elezioni in Sassonia: “Grazie, mi avete riportato dopo 80 anni, non più fra gli estremisti ma dentro il ceto medio".
Stefano Massini, il monologo su Hitler: "Qualcuno nel mio nome ha stravinto"
Adolf Hitler e la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt sono al centro del primo monologo di Stefano Massini nello studio di Piazzapulita: "Sono passati 81 anni da quel giorno di aprile 1945, quando mi sono suicidato in quel bunker a Berlino. 81 anni. E adesso? Adesso, dopo aver atteso pazientemente con fiducia, eccoci qua di nuovo. Qualcuno nel mio nome ha vinto. Ha stravinto. Io mi chiamo Adolf Hitler e in questi ultimi 81 anni avete detto di tutto, di me. Avete detto che io sono il perdente della storia, che la mia idea, come fosse un'idea come qualunque altra, è stata superata, vinta, sconfitta, battuta"
"Io non sono un'idea. Io sono una parte di voi. Io sono quel momento in cui la paura si combina con la rabbia e determina esattamente l'opposto, cioè una sete, una voglia, una fame di primato. E da quella voglia, da quella sete, da quella fame di primato deriva un dovere di difenderlo il primato. Io non sono idea, io sono un'identità. Per 81 anni, voi avete fatto di me una roba da estremisti, stavo dentro l'anima, dentro il cuore di teste rasate, di gente da rissa e curve da stadio. Adesso posso dirvi la verità: mi sono sempre sentito stretto, io non voglio essere roba da estremisti, voglio stare dove mi avete portato adesso".
"Io voglio stare dentro il cuore, dentro l'anima della signora con le buste della spesa, il ragazzo che aspetta il tram, quello che è l'università, prende il massimo dei voti, la ragazza che lo aspetta davanti al bar e vanno a comprare insieme i regali di Natale. Io voglio stare là, nel ceto medio, perché il ceto medio a vederlo è moderato, è pacato, non grida e proprio per questo ha una dannata voglia di gridare. Sì, insomma, il ceto medio, quello che il saluto nazista non lo farebbe mai e poi mai".