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Piazzapulita
15/5/2025
Scorci di tende, cucine improvvisate, piante secche di cui nutrirsi per sopravvivere. Con i loro telefoni, ragazze e ragazzi palestinesi documentano la vita sotto assedio: niente acqua, elettricità, medicine, cibo. Il loro sguardo diventa testimonianza diretta di una quotidianità interrotta e rimodellata di fronte all'arrivo della guerra. Anna Airoldi ha parlato con loro e raccolto le loro storie. “Qui c’era la mia scuola. Qui hanno sepolto i miei sogni”, dice Sohaib, 19 anni. Salwa, una ragazza di 17 anni, racconta: “A causa della guerra, non sono più la stessa di prima. Ho perso 12 membri della mia famiglia. Questa guerra ha portato via così tante cose: le nostre anime, la nostra felicità, le persone a cui tenevamo, la nostra educazione, il nostro futuro”.
Secondo le Nazioni Unite, oltre 2,1 milioni di persone vivono nella Striscia di Gaza in condizioni umanitarie definite “catastrofiche”. Dopo mesi di bombardamenti e assedio, il sistema sanitario è al collasso, l’accesso a cibo, acqua potabile e medicinali è estremamente limitato, e più dell’80% della popolazione è stata costretta a lasciare le proprie case. Il blocco degli aiuti, la distruzione delle infrastrutture e l’assenza di vie di fuga rendono la crisi una delle peggiori emergenze umanitarie del XXI secolo. Secondo la classificazione internazionale IPC, circa 500.000 persone sono, oggi, a rischio carestia.
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