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Piazzapulita
Questo servizio fotografa la situazione della fabbrica Bridgestone di Bari all’indomani dell’annuncio di chiusura, avvenuto con un improvviso videomessaggio di quattro minuti. A due mesi di distanza, e cinque incontri dopo quel primo tavolo al Ministero dello Sviluppo, la situazione non è molto cambiata. Il video si conclude con la rinuncia da parte della multinazionale giapponese all’aggettivo “irrevocabile” accanto alla parola “chiusura”. Ma ancora non sono chiari i termini di questo accordo. Ok, non chiudono: ma a quale prezzo? Da un lato l’azienda annuncia di voler rilanciare con un investimento di 10 milioni di euro e un piano quinquennale, dall’altro i lavoratori, che non credono agli annunci, e promettono di non abbassare la guardia: “Ma quali milioni? Quali investimenti? Stanno preparando un piano di ‘asianizzazione’ della fabbrica. Voglioni ridurre i costi del 30-40% e trasformare la produzione in gomme di bassa gamma, mentre noi facevamo un prodotto di qualità, il ‘run flat’. Ci stanno anestetizzando, facendo finta di rilanciare, così non facciamo le barricate e loro hanno tutto il tempo per smontare i macchinari ad alta tecnologia e portarli altrove, dove il lavoro costa meno”. Il prossimo incontro al ministero, a giugno, si annuncia infuocato.