Piazzapulita
Le elezioni in Israele e la rimozione della questione palestinese
30/10/2026
Le prime elezioni in Israele dopo il massacro del 7 ottobre si sono giocate nel solco della destra, con una campagna elettorale segnata dal dibattito sulle responsabilità di quel giorno e dalla totale rimozione della questione palestinese. I risultati elettorali hanno premiato ancora una volta Benjamin Netanyahu, e il Likud rimane il partito più votato del Paese. Un processo per corruzione, le responsabilità politiche e militari sul 7 ottobre e i crimini di guerra commessi negli ultimi anni non sono bastati a scalfire un primo ministro al potere, con interruzioni, da quasi vent’anni. Il blocco di opposizione, guidato dall'ex capo di Stato maggiore dell'IDF Gadi Eisenkot, ha ottenuto un buon risultato ma non ha i numeri per governare, mentre i partiti che rappresentano i palestinesi con cittadinanza israeliana hanno ottenuto un risultato storico, con quasi un sesto dei seggi alla Knesset. Per l'opposizione, un'alleanza con i partiti arabi potrebbe garantirle i numeri per governare, ma restano da superare le profonde diffidenze e il razzismo latente di una parte della coalizione. Per Netanyahu la strada è in salita, e senza alleanze probabili all’orizzonte il rischio è quello di nuove elezioni o di un governo di unità nazionale. A emergere da questa campagna elettorale è soprattutto ciò che è rimasto fuori dal dibattito: la questione palestinese, le violenze dei coloni in Cisgiordania, il massacro di Gaza, i fronti di guerra in Libano, Siria e Iran. Questioni che segnano il presente di Israele e che ne disegnano il futuro. Il reportage di Jacopo Mocchi.
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