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Piazzapulita
28/3/2025
Giorgia Meloni rivendica i successi economici del suo governo, parlando di "nuova centralità dell'Italia" e "record storici". Ma i dati raccontano un'altra storia: i salari reali in Italia sono inferiori di 8,7 punti percentuali rispetto al 2008, rappresentando il peggior risultato tra i Paesi del G20. Il debito pubblico cresce e le previsioni economiche per il 2025 e il 2026 sono state riviste al ribasso. Anche la pressione fiscale è aumentata, mentre le misure sul lavoro hanno favorito più gli over 50 che i giovani. L’analisi di Linda Giannattasio.
Mentre il governo Meloni rivendica una riduzione delle tasse e un rafforzamento del potere d'acquisto degli italiani, i dati mostrano un quadro più complesso. La pressione fiscale, che nel 2022 era al 41,7%, è salita al 42,6% nel 2024, incidendo soprattutto su dipendenti e pensionati. Inoltre, l'acconto IRPEF ha generato un aumento delle imposte tra i 75 e i 260 euro per milioni di contribuenti, un errore corretto con un intervento da 250 milioni di euro.
La crescita economica rimane al di sotto delle previsioni: il PIL nel 2024 è aumentato solo dello 0,7%, meno dell'1% stimato dal governo. Intanto, l'Ocse ha rivisto al ribasso le stime per il 2025 e il 2026, segnalando un rallentamento ulteriore. L'occupazione ha toccato livelli record, ma la crescita è stata trainata dagli over 50, mentre tra i giovani resta una delle più basse d'Europa. Infine, le disuguaglianze economiche si sono acuite. Il passaggio dal Reddito di Cittadinanza all'Assegno di Inclusione ha penalizzato circa 850.000 famiglie tra le fasce più povere. Sul fronte del PNRR, i ritardi nell'attuazione restano critici: a dicembre 2024 erano stati spesi solo 59 miliardi dei 194 miliardi previsti dal piano. A meno di due anni dalla scadenza, il rischio di non rispettare gli obiettivi rimane concreto.
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