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Piazzapulita
24/2/2026
In esclusiva sul sito di Piazzapulita la nostra inchiesta integrale sugli aiuti italiani per Gaza.
Lo scorso settembre Giorgia Meloni considerava "irresponsabile" chi era a bordo della Global Sumud Flotilla, sostenendo che il Governo italiano avrebbe potuto inviare gli aiuti a Gaza "in poche ore" senza "rischiare la propria incolumità".
Eppure proprio in quei giorni un convoglio di Music for Peace era pronto a partire da Genova dopo aver raccolto circa 500 tonnellate di aiuti, ancora prima che la Flottilla partisse via mare.
Ma con il passare del tempo sono emersi ostacoli, nonostante i diversi contatti con la Farnesina: permessi negati, alimenti respinti, corridoi umanitari chiusi. Oggi 240 tonnellate di cibo donate da centinaia di cittadini sono ancora bloccate da cinque mesi in Giordania.
Ma se gli aiuti di Music for Peace non riescono a entrare, il governo italiano riesce a inviare gli aiuti alla popolazione di Gaza con il suo canale ufficiale Food for Gaza?
Il piano Food for Gaza lanciato nel marzo 2024 dal Ministero degli Esteri con il supporto delle Nazioni Unite e finanziato con 40 milioni di euro pubblici, che prometteva corridoi rapidi e consegne sicure funziona davvero?
Cosa riesce oggi a entrare davvero nella Striscia di Gaza?
In due anni quanti aiuti l’Italia ha effettivamente consegnato?
Secondo l'accesso agli atti ricevuto dal giornale Altraeconomia le oltre 2000 tonnellate che il Ministro Tajani in Parlamento ha dichiarato di aver consegnato alla popolazione di Gaza tramite il programma "Food for Gaza" non sarebbero mai arrivate a destinazione.
L’inchiesta integrale di Emanuela Pala con l’intervista a Stefano Rebora, di Music for Peace e a Damiano Rizzi, presidente di Soleterre Onlus.
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