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Piazzapulita
19/6/2025
Nel 1965 la Domenica del Corriere titolava “La Sicilia diventa continente”. Poche settimane fa, Matteo Salvini, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del governo Meloni, ha dichiarato che “l’estate del 2025 è quella dei lavori” del Ponte sullo Stretto che collegherà la Sicilia alla Calabria, l’ennesima promessa che rischia di essere disattesa. Il progetto, aggiornato nel 2023, prevede un costo di 13,5 miliardi di euro per la realizzazione di un ponte a campata unica lungo 3,3 chilometri, che diventerebbe il più lungo del mondo. Intanto, le associazioni ambientaliste e i residenti criticano il progetto, ritenuto dannoso, anacronistico e troppo costoso. Ma la Società Stretto di Messina non vuole considerare soluzioni alternative per l’attraversamento dello Stretto. L’inchiesta di Salvatore Gulisano.
In Sicilia sono nati comitati civici e ambientalisti locali “No Ponte”, che da anni organizzano manifestazioni e presidi contro il progetto e per la salvaguardia del territorio. Uno dei più noti è quello di Capo Peloro, creato per iniziativa di un gruppo di abitanti della riviera nord di Messina, una riserva naturale, dove dovrebbe sorgere il pilastro siciliano del ponte, alto 399 metri.
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