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Piazzapulita
17/4/2025
Dopo le proteste per la Palestina scoppiate un anno fa alla Columbia University, oggi il campus si presenta come un luogo trasformato. Il clima è radicalmente cambiato: studenti stranieri vivono nel terrore di perdere il visto da un momento all’altro, docenti ed ex studenti parlano apertamente di sorveglianza, censura e ritorsioni. Il ritorno dell’amministrazione Trump ha portato a una politica di tolleranza zero nei confronti di chiunque esprima solidarietà a Gaza: manifestare può bastare per finire in una lista nera ed essere espulsi. La Columbia, un tempo emblema della libertà accademica americana, è accusata di essersi piegata senza resistenze a tutte le richieste governative, al contrario di università come Harvard. Mentre il dissenso si spegne nei campus, cresce il timore che le università americane stiano perdendo il loro ruolo di bastioni della libertà accademica, piegandosi a un clima di controllo e repressione sempre più simile a quello di regimi autoritari. Il reportage di Francesca Forcella.
L’11 aprile 2025, l'amministrazione Trump ha inviato una lettera a Harvard con richieste che mirano a limitare il dissenso politico all'interno dell'ateneo. Tra le richieste figurano la revoca del riconoscimento ai gruppi filo-palestinesi, la cancellazione dei programmi per la diversità e l'inclusione, la riforma del processo di ammissione degli studenti internazionali e il controllo sul personale accademico impegnato in attivismo. Harvard ha rifiutato queste richieste, dichiarandole illegittime e, in risposta, Donald Trump ha annunciato il congelamento di 2,2 miliardi di dollari in sovvenzioni pluriennali e di 60 milioni di dollari in contratti pluriennali all'università. Al contrario, la Columbia ha ceduto in gran parte alle pressioni del governo, accettando le richieste, tra cui l'introduzione di misure disciplinari contro gli studenti coinvolti nelle proteste e altre modifiche organizzative. Tuttavia, la preside pro tempore Claire Shipman ha dichiarato che, pur accettando alcune modifiche, l'università rifiuterà qualsiasi ingerenza autoritaria che comprometta la sua autonomia accademica e la governance.
Non è solo l’indipendenza accademica a essere in gioco — i tagli federali stanno già avendo un impatto significativo sulla ricerca scientifica, con la riduzione dei finanziamenti per dottorati e post-dottorati.
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