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Piazzapulita
19/9/2025
Wael Al Dahdouh, giornalista palestinese, capo di Al Jazeera a Gaza, ha perso quindici membri della sua famiglia sotto i bombardamenti israeliani. Intervistato da Anna Airoldi, racconta come indossare un giubbotto con la scritta “press” o muoversi su veicoli contrassegnati non significhi più protezione, ma condanna. Sopravvissuto a un attacco mentre seguiva un’ambulanza, denuncia il silenzio della comunità internazionale e il doppio standard dei governi. E accusa: “Israele vuole screditare i media, non vuole testimoni”.
La guerra a Gaza è diventata il conflitto più letale per i giornalisti nella storia. Il bilancio delle vittime tra ottobre 2023 e oggi varia a seconda delle fonti ed è in continuo aumento: 197 secondo il Committee to Protect Journalists (CPJ), 210 secondo Reporters Sans Frontières (28 agosto), 248 secondo l’Ufficio ONU per i diritti umani (4 settembre), 270 secondo Al Jazeera (2 settembre).
Il 25 agosto, cinque reporter palestinesi, Hussam al-Masri, Mariam Abu Dagga, Mohammed Salama, Ahmed Abu Aziz, Moaz Abu Taha, sono stati uccisi in un doppio attacco all’ospedale Nasser di Khan Younis.
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