La7 Play Logo
Home
Dirette
Guida Tv e Rivedi
Programmi
Film
Documentari
Podcast
La7 Play Logo

Note legali

  • Note legali
  • Codice media e minori
  • Product placement
  • Privacy e Cookie policy
  • Preferenze sui cookie

LA7

  • Chi siamo
  • Help
  • Pubblicità
  • Frequenze LA7
  • Scrivici
  • Corporate Governance

2026 Copyright LA7 S.p.A - P.IVA 12391010159 Licenza SIAE 3344/I/3215 - Tutti i diritti riservati. È vietato l'utilizzo dei contenuti trasmessi e/o riprodotti per l'addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa nonché l'impiego di strumenti automatizzati di data scraping per la loro estrazione.

  • Home
  • Dirette
  • Guida Tv e Rivedi
  • Programmi
  • Film
  • Documentari
  • Podcast

LA7

Note legali

Network

  • LA7
  • LA7d
  • TG LA7

copyright © 2025 la7 s.p.a

p.iva 12391010159

licenza siae 3344/i/3215

  • Note legali
  • Codice media e minori
  • Product placement
  • Privacy e Cookie policy
  • Preferenze sui cookie
Propaganda Live

Propaganda Live

25 aprile, il monologo di Valerio Aprea: "Una mattina mi son svegliato"

25/4/2025

"Una mattina mi son svegliato" - Il monologo di Valerio Aprea a Propaganda Live. 
 

"Spesso, in prossimità del 25 aprile, quando il canto Bella ciao risuona nell’etere con maggior frequenza, mi domando: ma io… Io.

Metti che una mattina mi sveglio e trovo l’INVASORE. Che cazzo faccio?

A parte che dire "una mattina" è relativo. Io, la mattina, non mi alzo mai prima delle 11, 11 e un quarto. E attenzione: MI ALZO, cioè assumo posizione eretta. Svegliarsi è un’altra cosa. Prima che io raggiunga gradualmente lo stato di piena vigilanza, s’è fatta la mezza.

Quindi, mettiamo che un giorno, verso le 12.40-12.45, mi sono svegliato – per bene – e suona il citofono. Vado a rispondere. È la voce agitatissima di un amico… mettiamo: Filippo Ceccarelli, che mi urla:
“A Valé, mòvite, te so’ venuto a portà via! Dovemo annà sui monti a difende la libertà!”
Io, a quelle parole, già ‘n po’ mi sento di morir.
“Valé, non ti so’ venuto a chiamà prima perché conosco i tuoi orari, ma gli altri hanno già detto ciao alla Bella e so’ partiti, che a noi l’invasore è da e sette e mezza che c’ha svejato!”
Ma come “l’invasore”?
“Filì, datti ‘na calmata, sali su e spiegami bene.”

Dopo un po’ appare Filippo sulla porta, tutto bardato da guerriglia: zaino in spalla, zuccotto di lana, pantaloni infilati nei calzettoni fino al ginocchio, curvo sul suo taccuino, e mi fa:
“Dimme subito ‘ndo vuoi esse’ seppellito, Valé, che ste cose è meglio segnascele. Io, come sai, me segno tutto…”
Seppellito?
“Ma che stai a dì, Ceccarè?”
“Fidate, Valé! Che poi, quando stamo in montagna a fa’ la Resistenza, tu mori da partigiano e nessuno se ricorda ‘ncazzo…”
“Dove voleva esse’ seppellito Valerio?”
“Boh, me pare che aveva detto: lassù in Molise, sotto l’ombra de ‘n bel Ford… un Transit, me pare.”
Capito, Valé? Rischi che poi i parenti te verranno a portà i fiori sotto a ‘n furgone a Campobasso.

Io, sbalordito ma anche imbarazzato, gli faccio:
“Filì, guarda, io non so che dirti… A parte che intanto mo’ non saprei manco come muovermi, ché ho appena ritirato la mini-car elettrica nuova nuova pe’ entrà in ZTL, e quelle lo sai come so’ fatte: la prima carica dura dalle 8 alle 12 ore. Poi, nel frattempo, stavo giusto per montare il TV Oled 100 pollici 8K che ancora non ho spacchettato, perché volevo fa’ un video unboxing da postare su Instagram per i miei follower.

E poi, scusa eh, posso dì la verità? Sto discorso della libertà, alla fine, è pure un po’ grossolano. La libertà non è un blocco monolitico.”
“A Valé, ma che stai a dì?” me fa Ceccarelli.

“E che sto a dì? Te faccio un disegno. La libertà è più come un grande mosaico. Composto da tante tessere di singole libertà e singoli diritti, spesso però superati, obsoleti. Metti che l’invasore ci limiti SOLO ALCUNE di queste libertà… be’, parliamone. Perché se si tratta di morire per la libertà in toto, io te seguo. Ma se devo immolarmi per quattro anticaglie che voi nostalgici vi ostinate a conservare, eh no! Non ci sto!

**Per esempio: la libertà di scendere in piazza per protesta. Aveva un senso 40 anni fa. Oggi la piazza so’ i social. Quando pure hai radunato cento, duecentomila persone al Circo Massimo, so’ sempre meno de ‘na diretta TikTok de Cicciogol. Quindi, se un invasore mi proibisse di assembrarmi, manifestare, e contestare in luogo pubblico, io direi: ma chi se ne frega de ste libertà, toglimele pure se ti fa contento.”

Lo stesso per la libertà di voto. Eh, lo so, è ‘na cosa grossa da dì… all’apparenza.

Ma stamo ai fatti: quasi la metà degli italiani non vota più. L’altra metà vota, e dopo due anni ammette: ho sbajato a votà ‘sti stronzi. Poi rivota, e dopo altri due anni dice: questi so’ più stronzi de quelli dell’altra volta. Alla fine arriveremo a un sistema in cui voteranno solo dodici figuranti, così, per pura esigenza teatrale.
Filì, io non ci vengo a morì da partigiano per un rito in via d’estinzione, e rinuncio volentieri al mio diritto di voto alle amministrative, alle regionali, alle politiche e pure alle europee.

Il diritto all’istruzione pubblica?
A Filì, la scuola è superata. Oggi co’ ‘n tutorial de Aranzulla diventi neurochirurgo. Mettici pure che abbiamo il più alto tasso di analfabeti funzionali d’Europa… e io dovrei famme fucilà per difende ‘na scuola che sforna tutti ‘sti ciucci? Ma scordatelo. Via la scuola pubblica di primo, secondo e terzo grado!”

Come dici, Filì? Il diritto alla cultura? Vogliono trasformà i cinema chiusi in centri commerciali e spa di lusso? A Filììì, io ormai c’ho er 100 pollici, ma che me frega a me dei cinema???”

Il diritto alla salute? Ancora?
Cioè, io sto attento alla salute: mangio macrobiotico, faccio movimento, ho cura de me stesso. E poi, co’ le tasse mie, devo pagà la sanità pure pé Makkox (per dire), che – insomma – mo’, senza vole’ fa’ body shaming, non appare esattamente nel suo peso forma. Io so’ stato a pranzo con lui, magna come uno sfondato. Gli ho pure chiesto: Marcù, ma almeno fai movimento? E lui: Come no, vado dal divano al frigo otto volte al giorno. Eh, Marcù, ma pe’ avé effetto, il frigo deve sta’ in Ungheria. E lui s’è offeso.

Aò, ma se non gliene frega niente a lui, me devo fa’ torturà io dall’invasore per Makkox? Ma per carità! Leviamoci ‘sta croce del diritto alla salute!”

– A Valé
– Eh...
– ‘Nnamo, va’.
– Sì sì... ‘nnamo, sbrigamose.
– Er 100 pollici? Che famo, ce lo portamo?
– Sì sì, portàmoselo, può sempre servì a qualcosa…"

Dalla stessa puntata