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23/1/2026
Filippo Ceccarelli parla di Donald Trump: "Come minimo c’è un po’ di instabilità emotiva, se non psichica, perché un giorno dice una cosa e il giorno dopo ne dice un’altra. Poi si è parlato anche di demenza, di ecolatria, megalomania, esibizionismo, altre sindromi come un desiderio di onnipotenza, un pizzico di paranoia: vive in un mondo tutto suo e, come un bambino, cerca sempre di attirare l’attenzione.
A occhio, diciamo, un disturbo narcisistico della personalità con variante maligna, aggressività, sadismo, eccetera.
Ma in realtà viene da chiedersi: è matto sul serio oppure ci marcia? È una strategia calcolata, negoziale, magari anche a colpi di mattana? Non lo si sa, e forse non lo sapremo mai. Anche perché sulle diagnosi “selvagge” bisogna andare molto cauti: non si può fare affidamento né sulle testimonianze dei nemici né su quelle degli amici.
Nella storia di capi, presidenti, imperatori e sovrani che sono andati fuori di testa ce ne sono stati parecchi: Nerone, Caligola, Commodo, assassinati. In altri casi ci furono reggenze: basti pensare a Carlo VI di Francia, chiamato Carlo il Folle, che credeva di essere di vetro, oppure a Giorgio III d’Inghilterra, la celebre follia di re Giorgio. E poi Ottone di Baviera, che fu deposto.
Il sospetto terribile è che molti di quelli che stanno al potere siano arrivati fin lì proprio perché un po’ matti. Per cui ogni capo, ogni leader, è un potenziale caso psichiatrico. Era pazzo Hitler? Era pazzo Stalin? È vero che Mussolini, alla fine, dava ragione all’ultimo con cui parlava.
Occorre preoccuparsi quando vengono meno le istituzioni democratiche, e aggiungo anche la forma repubblicana, perché quando la follia viene assorbita dall’autocrazia l’autocrate diventa schiavo, prigioniero delle proprie passioni e ossessioni. Per cui oggi, forse, prima ancora di chiederci se Trump sia pazzo, è necessario fare in modo che non sfasci tutto."
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