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Tagadà

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Chi guadagna dalla crisi in Iran

21/4/2026

Il blocco dello Stretto di Hormuz, entrato in vigore dal 28 febbraio scorso, sta ridisegnando gli equilibri energetici globali a tutto vantaggio di Mosca. Mentre l'economia mondiale trema, la Russia incassa.

Lo documenta l'ultimo studio del Kyiv School of Economics: prima dell'attacco israelo-americano all'Iran, le entrate russe da gas e petrolio erano scese sotto i 10 miliardi di dollari. Dopo sei settimane di conflitto, Mosca avrebbe guadagnato 84 miliardi di dollari in più dall'export di fossili rispetto alle stime di inizio anno. Una cifra destinata a crescere: se la guerra duresse tre mesi, il guadagno salirebbe a 161 miliardi; a sei mesi, si arriverebbe a 252 miliardi.

 

Il gas russo torna a riempire l'Europa

A peggiorare il quadro, i dati sulle forniture energetiche all'Europa. Con i giacimenti del Qatar messi fuori uso dalla guerra e le navi del Golfo bloccate nello Stretto, il GNL russo diretto in Europa è quasi raddoppiato tra l'estate del 2025 e i primi tre mesi del 2026. Nell'ultimo trimestre, la percentuale di gas russo fornito all'Europa ha superato il 14%: solo quello liquefatto e trasportato via nave ha rappresentato l'8% delle forniture europee. Se l'Europa continuasse ad acquistare fino a dicembre, nelle casse russe finirebbero altri 20 miliardi di euro.

 

Sanzioni reggono, ma il nodo petrolio resta

Sul fronte diplomatico, il G7 ha ribadito la linea dura: «L'aumento dei prezzi del petrolio non deve in alcun modo portare a una revisione della nostra politica di sanzioni contro la Russia», ha dichiarato il presidente di turno del G7. Le nuove sanzioni sulla vendita di gas russo sono attese per il prossimo anno. Nel frattempo, però, ogni giorno di conflitto nello Stretto di Hormuz si traduce in nuovi guadagni per Mosca.

 

Il servizio di Mariafrancesca Stabile

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