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Tagadà
11/9/2026
Dalle prime disobbedienze civili per l’aborto agli scranni della Farnesina e di Bruxelles, fino alla storica visita di Papa Francesco: l'omaggio di Tagadà per Emma Bonino che racconta l’eredità umana e politica di una combattente mai doma. Il servizio di Mariagrazia Gerina
Un foulard annodato in testa, lo sguardo fiero e tagliente, la consueta chiarezza che non ammetteva ipocrisie: «Non dico conservatori, dico bene: reazionari».
La disobbedienza civile e l’ingresso nelle istituzioni
Il racconto di Mariagrazia Gerina parte dalle radici del suo impegno, quando una giovanissima Bonino scelse di infrangere la legge per cambiare la legge. Erano gli anni Settanta, l’aborto era clandestinità e reato; centinaia di migliaia di donne scendevano in piazza al grido di liberazione e autodeterminazione. Emma Bonino difese quel diritto rischiando la prigione in prima persona.
Nel 1976 l'approdo a Montecitorio a soli 28 anni con i Radicali di Marco Pannella: bavaglio alla bocca per protestare contro la censura di Stato, cartelli al collo, ma soprattutto una convinzione che l'avrebbe accompagnata per sempre: la difesa delle istituzioni come unico luogo in cui tradurre la protesta in diritti concreti per tutti. Come ricorda lei stessa in uno degli storici spezzoni riproposti: «Credo che dobbiamo riconquistare tutti il senso delle istituzioni, delle regole, dello Stato di diritto. Dobbiamo riconquistare tutti il rispetto».
Il servizio ripercorre le tappe cruciali della sua statura internazionale e governativa:
Nel 1995 l'approdo a Bruxelles come Commissaria europea per gli aiuti umanitari e la tutela dei consumatori: stivali di gomma nel fango dei campi profughi in Ruanda e Bosnia, in prima linea contro le mine antiuomo, la fame e a favore della nascita della Corte Penale Internazionale per perseguire i crimini di guerra;
I ruoli di governo in Italia: ministra per le Politiche Europee nel 2006 con Romano Prodi, vicepresidente del Senato nel 2008 e infine ministra degli Affari Esteri nel 2013 con Enrico Letta;
L’ideale federale europeo: la sua incrollabile fedeltà al sogno degli Stati Uniti d’Europa, considerati «non un’opzione, ma una necessità», fino alla ferma difesa della resistenza ucraina negli ultimi anni, fedele a un principio di giustizia che non si piegava a facili convenienze.
Tra vittorie storiche e sconfitte elettorali, il ritratto di Gerina coglie la cifra più autentica di Bonino: quella credibilità personale mai scalfita dal compromesso o dal cinismo del potere. «Non sono un robot, sono una persona», ripeteva con un sorriso sincero di fronte al microfono.
Quella credibilità l'aveva resa, nel cuore di tanti italiani, la candidata ideale per il Quirinale, la prima donna che il Paese avrebbe voluto vedere al Colle più alto. Una stima trasversale, testimoniata indelebilmente da quell'incontro intimo e struggente sul terrazzo romano con Papa Francesco: il pontefice argentino e la "ragazza di Bra", entrambi segnati dagli anni e dalla malattia, seduti l'uno di fronte all'altro sulla sedia a rotelle.
Un'istantanea che, come chiude la voce narrante del servizio, «racconta più di mille parole quanto Emma Bonino, fino all’ultimo giorno, abbia saputo scuotere le coscienze di tutti». Un commiato sobrio, rigoroso e carico di gratitudine per una donna che ha fatto della libertà e della dignità umana la misura di ogni cosa.
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