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Tagadà
8/4/2026
La parola "lockdown" è tornata a circolare, questa volta affiancata dall'aggettivo "energetico". La chiusura dello Stretto di Hormuz ha innescato una crisi globale delle materie prime, costringendo numerosi paesi ad adottare misure di austerity sui consumi energetici.
I paesi asiatici sono stati i primi a reagire. Nelle Filippine è scattato lo smart working obbligatorio un giorno alla settimana, con la chiusura anticipata degli uffici pubblici e la riduzione dei voli interni. Bangladesh e Cambogia hanno avviato il razionamento del carburante, con alcune pompe chiuse da giorni. In Vietnam la temperatura dei condizionatori è stata fissata a un minimo di 25 gradi e l'illuminazione ridotta, mentre la compagnia aerea nazionale ha cancellato 23 voli settimanali a partire dal 1° aprile. In Myanmar si circola già a targhe alterne. Giappone e Corea del Sud stanno anch'essi riducendo il carburante, con priorità garantita ai servizi essenziali come sanità e distribuzione alimentare.
Va relativamente meglio per Pechino: la Cina dipende dal petrolio solo per il 18% dei propri consumi e ha accumulato scorte di combustibile per quattro mesi. Il paese di Xi Jinping sta comunque agendo con cautela, puntando sull'elettrico e sulle fonti rinnovabili, settori in cui è leader da prima ancora dello scoppio del conflitto in Iran.
Il Vecchio Continente dispone ancora di un margine di tre-quattro settimane. Se la tregua non dovesse reggere e lo Stretto di Hormuz restasse chiuso, scatterebbero misure drastiche: riduzione dell'illuminazione, abbassamento delle temperature di riscaldamento e condizionamento, razionamento di diesel e carburanti, taglio dei voli e abbassamento dei limiti di velocità, oltre all'estensione dello smart working.
Nel frattempo i governi europei corrono ai ripari con misure di sostegno: Italia, Spagna, Irlanda, Svezia e Germania hanno introdotto sussidi, tagli fiscali e controlli sui prezzi della benzina. Il Regno Unito aumenta gli investimenti in solare, eolico ed elettrico. La Francia ha autorizzato la vendita di gasolio non conforme alle norme ordinarie. La Slovenia, unica in Europa, ha già avviato il razionamento: 50 litri al giorno per i privati, 200 per i commerciali.
Il servizio di Mariafrancesca Stabile
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