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Tagadà
28/5/2026
Mentre la televisione di Stato iraniana lasciava trapelare i contorni di un possibile accordo con Washington, è arrivata dagli Stati Uniti una smentita netta. Donald Trump ha escluso qualsiasi intesa che consenta all'Iran o all'Oman di controllare lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo.
«Nessuno lo controllerà. Sono acque internazionali», ha dichiarato il presidente americano, aggiungendo una minaccia esplicita: «Altrimenti dovremo farlo saltare in aria».
Sul campo, intanto, la situazione rimane caldissima: gli americani hanno attaccato Bandar Abbas e i Pasdaran hanno risposto colpendo una base USA.
In queste stesse ore, migliaia di pellegrini si recano alla Mecca per l'Hajj, il grande pellegrinaggio annuale. E proprio agli alleati arabi Trump lancia un appello: aderire agli Accordi di Abramo, il piano di normalizzazione del Medio Oriente ideato da Jared Kushner durante il primo mandato, che prevede il riconoscimento di Israele da parte dei Paesi arabi. «Sarebbe fantastico», ha commentato Trump.
A Tel Aviv, Benjamin Netanyahu — premier israeliano in piena campagna elettorale — non mostra alcuna intenzione di allentare la pressione sul fronte libanese. «Stiamo intensificando le nostre operazioni in Libano», ha dichiarato il ministro della Difesa al suo fianco. Una posizione che complica ulteriormente i negoziati con Teheran, che ha sempre indicato la questione libanese come condizione preliminare per sedersi a un tavolo.
Sul fronte ucraino, il presidente Zelensky ha inviato una lettera formale al presidente degli Stati Uniti e al Congresso americano, chiedendo più munizioni per la difesa aerea. Mentre prosegue la trattativa sugli armamenti con Washington, si fa sempre più concreta la prospettiva dell'ingresso dell'Ucraina nell'Unione Europea: il primo appuntamento ufficiale per discuterne è previsto per metà giugno.
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