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Tagadà

Tagadà

Foti: "Il decreto sicurezza non è anti maranza, è a 360 gradi per dare più sicurezza ai cittadini"

21/4/2026

Il ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione Tommaso Foti (Fratelli d'Italia) è stato ospite di Tagadà, il programma di LA7 condotto da Tiziana Panella, per discutere del decreto sicurezza e delle polemiche sorte attorno a uno dei suoi emendamenti, quello che prevede un compenso per chi assiste i migranti nelle procedure di rimpatrio volontario.

Il decreto sicurezza e l'ostruzionismo dell'opposizione

Panella apre il confronto ricordando che il provvedimento ha impegnato il Senato per cinquanta giorni e che l'emendamento sugli avvocati ha suscitato le perplessità del Presidente della Repubblica Mattarella. Foti risponde subito respingendo le critiche sulla mancanza di dibattito parlamentare: il decreto, spiega, "è stato bloccato anche dallo ostruzionismo dell'opposizione" e, soprattutto, "è un decreto che è stato approvato senza fiducia al Senato. Quindi non è vero che non c'è stato dibattito parlamentare: c'è stato pieno dibattito parlamentare nel contraddittorio delle parti."

Il ministro elenca poi alcune misure contenute nel provvedimento: il divieto di porto di coltelli da parte di minori, la possibilità per il questore di emettere ammonimenti per ragazzi dai dodici ai quattordici anni, e pene più severe per le rapine agli istituti bancari.

L'emendamento sugli avvocati e il rimpatrio volontario

Sul nodo dell'emendamento più contestato, Foti ammette che sulla formulazione tecnica si può discutere, riconoscendo "al di là della formulazione e dei tecnicismi sulle quali possiamo discutere se si poteva scrivere meglio, se va scritto meglio, se vi sono degli aspetti da precisare."

La logica sottostante, spiega Foti, è che nella fase extragiudiziale del rimpatrio volontario assistito, chi assiste il migrante "non ha diritto ad alcun compenso", mentre l'avvocato che difende il migrante contrario al rimpatrio forzato è invece regolarmente retribuito. Proprio questa asimmetria ha spinto a introdurre la norma: "non si vede perché chi invece compila o aiuta il migrante per un rimpatrio volontario debba essere" privo di qualsiasi riconoscimento economico, lascia intendere il ministro.

Il rilievo del Quirinale e la soluzione tecnica

Panella incalza Foti sul significato politico del colloquio tra Mattarella e il sottosegretario Mantovano, durato 45 minuti, e gli chiede se non sia uno sgarbo istituzionale approvare comunque il decreto nonostante le riserve del Capo dello Stato. Il ministro chiarisce che i tempi di conversione dei decreti legge non lasciano margini: "la realtà ci dice che questo è un decreto che scade a brevissimo", e che la strategia di ostruzionismo dell'opposizione — con centotrentaquaranta deputati intervenuti nelle dichiarazioni di voto da dieci minuti ciascuno — ha eroso ulteriormente il tempo disponibile.

La soluzione individuata dal Governo è quella di approvare il testo così com'è e intervenire subito con un provvedimento correttivo: "nel momento in cui viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale vi sarà la norma che modifica quella che è stata una legittima decisione del Senato." In pratica, il Consiglio dei ministri dovrebbe riunirsi contestualmente alla pubblicazione per emettere un decreto correttivo. Alla conduttrice che chiede perché non ci si sia presi più tempo, Foti risponde che "il tempo necessario perché la legge deve essere convertito entro 60 giorni, se no decade", e che far decadere il decreto avrebbe avuto conseguenze concrete: "il fatto di far decadere questo decreto legge avrebbe significato chiaramente che non c'erano più le norme opportune che abbiamo introdotte."

La sicurezza come obiettivo complessivo

Chiudendo il ragionamento sul decreto, Foti respinge la lettura riduttiva che lo vuole mirato soltanto a una specifica categoria di comportamenti giovanili, sottolineando che le norme introdotte "non sono solo anti maranza, ma sono a 360 gradi per dare più sicurezza ai cittadini."

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