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Tagadà
28/4/2026
A Tagadà, il programma di La7 condotto da Tiziana Panella, è intervenuto Francesco Paolo Sisto, sottosegretario alla Giustizia, per fare chiarezza sul procedimento che ha portato alla concessione della grazia presidenziale a Nicole Minetti e sulle polemiche sorte in seguito a nuove rivelazioni giornalistiche.
La conduttrice ha aperto il dibattito chiedendo a chi spettasse la responsabilità nel caso in cui emergesse che la grazia fosse stata concessa sulla base di elementi falsi. Sisto ha scelto di rispondere ripercorrendo l'iter procedurale previsto dalla legge.
"La condannata rivolge un'istanza di grazia direttamente al Presidente della Repubblica. Il Presidente della Repubblica invia gli atti al Ministero per l'istruttoria", ha spiegato il sottosegretario. L'istruttoria, ha precisato, consiste nel trasmettere gli atti alla Procura generale competente — in questo caso quella di Milano — poiché "la Procura generale è l'unica che possa fare indagini. Il Ministero non fa indagini, non ha polizia giudiziaria, non ha nessun apparato che possa fare indagini". Spetta dunque alla Procura generale "autonomamente" svolgere "attività di acquisizione" e fare "tutto quello che deve fare per verificare se l'istanza con i documenti allegati risponde al vero".
Panella ha chiesto se, a fronte di un doppio parere favorevole — quello della Procura e quello del Ministro — quest'ultimo avesse un ruolo attivo o si limitasse a fare da passacarte. Sisto ha chiarito che "la Procura generale, a seguito di tutti gli approfondimenti correttamente eseguiti su un piano formale, esprime un parere favorevole. A questo parere favorevole viene trasmesso al Ministero, il Ministero sulla scorta degli elementi raccolti dalla Procura generale esprime — il ministro esprime parere, e non proposta, parere non vincolante — favorevole e trasmette tutto alla Presidenza della Repubblica ai sensi dell'articolo 87 della Costituzione".
Sulla questione degli elementi sopravvenuti emersi grazie al giornalismo d'inchiesta, Sisto ha invitato alla cautela: "Cominciamo a dire una cosa: che gli elementi sopravvenuti — io sono un fan del giornalismo d'inchiesta, ma è sempre giornalismo — quindi quei dati vanno verificati". Ha poi aggiunto che "è il fatto sopravvenuto che ha minato gli accertamenti che erano stati effettuati", e che correttamente la Presidenza della Repubblica ha chiesto la verifica di tali fatti.
Il sottosegretario ha inoltre aperto alla possibilità che le indagini originarie non fossero necessariamente carenti: "Non è detto che le indagini fossero carenti. È possibile che vi fossero degli elementi criptati che sono stati scoperti dal giornalismo d'inchiesta che possano essere in qualche maniera oggetto di questi approfondimenti". Infine, ha ribadito la necessità di attendere gli sviluppi: "Io sarei cauto nel senso che finché noi non sappiamo se quei fatti che le inchieste giornalistiche hanno rappresentato sono veri, io credo che bisogna essere prudenti e valutare il tutto sulla scorta degli esiti".
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