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Tagadà
11/9/2026
Il dibattito sulla riforma elettorale e sul nodo del ritorno alle preferenze accende lo studio di Tagadà, il programma pomeridiano di La7 condotto da Tiziana Panella. Al centro del confronto l’intervento in collegamento di Pietro Senaldi, condirettore di Libero, che smonta con pragmatismo le accuse di incoerenza rivolte alla maggioranza e a Giorgia Meloni.
Secondo Senaldi, il vero baricentro della questione non risiede in astratte fedeltà di principio, ma nella tenuta politica dell’esecutivo: «Il punto non è la coerenza. La coerenza è che non puoi mica far cadere il governo sulle preferenze». Un passo falso del genere, osserva il giornalista, non verrebbe perdonato dalla base elettorale del centrodestra, né a Fratelli d’Italia, né alla Lega, né a Forza Italia. La priorità politica della presidente del Consiglio rimane dunque la compattezza della coalizione e la continuità del governo, ben oltre le tecnicalità dei meccanismi di voto.
L'analisi di Senaldi si sposta poi sulle dinamiche interne dei partiti e sul potere delle segreterie. Un sistema misto o calibrato sulle preferenze, osserva il condirettore, finisce per giovare soprattutto ai leader dei grandi partiti — citando sia Meloni sia la segretaria dem Elly Schlein — perché consente di «blindare» i fedelissimi garantendo loro i seggi certi e, al tempo stesso, di mandare i dissidenti o gli scontenti a «contarsi» sulle preferenze sul territorio. Se la corsa non premia chi protesta, la segreteria ha le spalle coperte. Una dinamica che, sottolinea la conduttrice Tiziana Panella nel corso dello scambio, finisce invece per penalizzare e mettere alle strette le formazioni più piccole.
Sul testo licenziato dal Senato, Senaldi ammette senza entusiasmi che la riforma «non fa impazzire», ma rappresenta comunque un piccolo passo avanti rispetto all'impianto con cui si è votato nel 2022. Quella legge, ricorda, produsse una netta maggioranza soprattutto grazie alla frammentazione delle opposizioni («la sinistra si è divisa in tre: se l'avversario non corre, tu vinci»), ma rischiare oggi una crisi di governo per rimettervi mano sarebbe stato, a suo giudizio, «ridicolo».
La provocazione finale di Panella («Quindi ci stai confermando che non ti fidi della vittoria e cerchi di aggiustare la legge?») chiude il cerchio su una delle partite più delicate verso le prossime scadenze elettorali: il confine sottile tra la salvaguardia della stabilità istituzionale e la tentazione di cucire le regole del gioco su misura delle convenienze parlamentari.
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