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Tagadà
29/9/2017
Nel 2012 lascia la Guinea dov’è stato torturato e arriva in Gambia dove si ferma un anno e mezzo. Nell’agosto 2014 decide di lasciare anche quest’ultimo paese africano per arrivare in Italia. Questo prevede il passaggio con un autobus per la Libia dove Sory Sall arriva a settembre (nella città di Sebath). Quando arriva a Tripoli la polizia libica fa un raid nel capannone dove Ibrahima e gli altri migranti dormivano e lo portano in una prigione. E’ stato detenuto lì per tre mesi. Non c’era nemmeno una latrina, né acqua corrente. Sory ci racconta di essere stato picchiato e insultato dagli agenti varie volte. Durante la giornata dei caporali arrivavano nella prigione, contrattavano il prezzo di un detenuto da usare come bracciante, e lo facevano uscire per una giornata. Ovviamente tutti i soldi finivano al poliziotto, non al detenuto-bracciante. A sera il “caporale” lo riportava a casa. Finché, durante una giornata di lavoro, non riesce a scappare e tornare a Tripoli. Qui contatta i genitori che gli mandano dei soldi. Nel gennaio 2015 con un barcone arriva in Italia. da allora è richiedente asilo e collabora con la Croce Rossa a Roma.
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