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Tagadà

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Non solo merendine. Da Conte a Obama l'alimentazione è sempre più un tema politica

24/9/2019

Chi è senza peccato (di gola) scagli il primo hamburger. Neppure Barack Obama è libero dalle tentazioni. Ma cambiare si può: “Yes he can - Yes he did”. Con gli Obama alla Casa Bianca il cibo sano per tutti è diventato questione politica. A dire per prima “diamoci una mossa” è stata la first lady, Michelle, con la sua campagna “let’s move”. Obiettivo: ridurre l’obesità infantile e garantire cibo salutare a tutti i bambini. Una missione trasformata in legge dal presidente - non senza opposizioni politiche. Nell’era Obama sono cambiate casa e scuola: la casa, quella Bianca per prima, si è dotata di orto bio e chef salutisti. Le scuole hanno detto addio al junk food a favore di frutta, verdura, cibo sano. Poi però è arrivata l’alternanza di governo, lo spoil system della merenda. E con l’arrivo di Trump, certo, Melania un albero l’ha piantato, in tacchi a spillo e gonna da tremila euro, ma The Donald ha subito chiarito l’antifona. Altro che cibo bio: lui ha cancellato i buoni propositi con un colpo di spugna e uno spruzzo di ketchup. “Avremmo potuto avere gli chef, abbiamo scelto il fast food” - parole sue. Se in America ora governa il populismo del junk food e il sovranismo del grasso saturo, in Europa invece non mancano i rigoristi. Nei paesi scandinavi, l’austerity delle calorie ha una storia lunga. Finlandia e Norvegia hanno deciso da decenni di tassare le bibite zuccherate, e altri Paesi come Ungheria, Regno Unito, Irlanda si sono mossi sulla stessa scia. Non sempre però l’austerity - che punisce chi pecca - ottiene i risultati sperati. Lo sa bene la Francia che ha provato nel 2012 a tassare gli zuccheri: dopo due anni i consumi sono tornati quelli di prima. Se c’è un poco di zucchero la pillola - cioè la tassa - va giù, a quanto pare si finisce per digerirla. La stessa cosa è successa in Messico che dal 2014 ha aggiunto un balzello del dieci per cento sulle bevande; dopo un primo calo, i consumi sono tornati quelli di prima. Dal senso di colpa insomma nessuno è immune: né il goloso né chi lo vorrebbe punire.

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