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Tagadà

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Quando il superbonus piaceva a tutti, anche a destra

24/4/2026

Il superbonus è diventato il principale bersaglio del governo Meloni. Ma non è sempre stato così. Una ricostruzione degli ultimi anni racconta una storia molto diversa.

Tutto comincia nel 2020, con il decreto Rilancio del governo Conte bis che introduce la misura al 110%. I partiti dell'attuale maggioranza non votano a favore, ma in Parlamento si battono per estenderla. Fratelli d'Italia, con l'onorevole Delmastro, presenta addirittura un emendamento per prorogare il superbonus fino al 2025.

L'arrivo del governo Draghi non cambia la musica. Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, si dichiara "tifoso del bonus in edilizia". Quando l'esecutivo Draghi tenta di imporre una stretta, tutti i partiti di quella che sarà la futura maggioranza si oppongono. Fratelli d'Italia, dai banchi dell'opposizione, definisce la misura "uno strumento molto utile per l'economia".

Nella campagna elettorale del 2022, il superbonus entra nel programma di Fratelli d'Italia. Negli spot, la futura presidente del Consiglio rassicura gli italiani sulla salvaguardia delle situazioni in essere, promettendo di tutelare i cosiddetti "esodati del superbonus".

Poi arriva la vittoria. E la musica cambia. Appena insediatasi a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni riduce l'aliquota dal 110 al 90%. A febbraio 2023 arriva il decreto blocca cessioni. La misura viene definita "scritta così male" da aver generato "una serie enorme di problemi" e bollata come "la più grande patrimoniale al contrario mai fatta in Italia".

Nel 2024, con il cosiddetto Salva conti, arriva un'ulteriore stretta. Eppure, dopo quattro anni di governo, i conti ancora non tornano. Il costo del superbonus continua a pesare sulla legge di bilancio: tra i 35 e i 40 miliardi l'anno, secondo le stime citate dalla stessa premier.

 

Il servizio di Mariagrazia Gerina

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