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Tagadà
16/11/2015
Lei si chiama Adriana Amalfitani, classe 1925. Aveva diciassette anni quando la sua casa di San Lorenzo fu distrutta dai bombardamenti. 19 luglio 1943, 3mila morti, 1500 solo nel quartiere di San Lorenzo. Adriana era poco lontano, quando sentì che avevano bombardato San Lorenzo cominciò a correre, le si ruppe un tacco, continuò a correre a piedi nudi, la casa non c’era più. Nell’androne del palazzo, vide una donna coperta da un telo, tirò un sospiro quando dalle scarpe capì che non poteva essere sua madre. Sua madre si salvò, sua sorella, Elia, la ritrovarono 11 giorni dopo sotto le macerie. La riconobbero dal medaglione che aveva al collo. “Allora però - dice Adriana - eravamo in guerra. C’erano gli eserciti in divisa. Adesso il terrore è totale perché non sai da chi verrà l’attacco. Allora pensavamo che la città del Papa non sarebbe stata bombardata. Ci sbagliavamo. Adesso lo sappiamo che, non per colpa del Papa, ma proprio perché c’è il Papa siamo un bersaglio”.
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