Sul ponte di Bassano i tedeschi fucilarono tre partigiani.
Altri trentuno furono impiccati agli alberi del viale che da allora si chiama Viale dei Martiri.
Ricordare i caduti di entrambe le parti è legittimo.
L’importante è avere chiaro che i partigiani sono caduti dalla parte giusta: quella della libertà.
Gli altri sono caduti dalla parte sbagliata.
E se avessero vinto loro, noi italiani non avremmo né la libertà, né la democrazia, né l’indipendenza.
Dispiace che persone che hanno la responsabilità di governare il Paese non siano capaci di dirsi antifasciste.
Ma forse non ha senso chiederglielo.
Non lo diranno, perché antifascisti non lo sono.
Eppure la Resistenza non appartiene a una parte politica.
Fu fatta da partigiani di ogni fede: comunisti, socialisti, azionisti, liberali, monarchici, cattolici.
E da tanti ragazzi di vent’anni che non sapevano neppure cosa fosse un partito,
ma che non volevano combattere per Hitler.
Quel “no” a Hitler e a Mussolini fu detto da preti, carabinieri, militari,
dagli internati italiani in Germania: seicentomila uomini che rimasero nei lager tedeschi
pur di non combattere per loro.
Per questo il 25 aprile appartiene a tutti gli italiani.
E dovremmo essere grati a chi ha dato o rischiato la vita
perché oggi possiamo festeggiarlo insieme.